In attesa del Bonus ricerca

Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo originariamente previsto dall’articolo 3 del Dl. 145/2013, che doveva in teoria essere operativo per il periodo d’imposta 2014, è stato riformulato dai commi 35 e 36 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015. Il credito d’imposta, a seguito della citata riformulazione, allo stato attuale è riconosciuto a tutte le imprese senza alcun limite dettato dalla forma giuridica, dal settore economico in cui si trovano ad operare a dal regime contabile adottato. L’agevolazione, riconosciuta sotto la forma del credito d’imposta, è volta ad incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.
Vengono agevolate le seguenti voci di spesa:

a) Costi relativi al personale altamente qualificato;
b) Quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;
c) Spese relative a contratti di ricerca stipulati con enti di ricerca, organismi equiparati e con altre imprese comprese le start up innovative;
d) Le spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.

Di queste voci sono agevolabili le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, andando in questo modo ad istituire un meccanismo incrementale avente come base di calcolo una media fissa (periodi d’imposta 2012, 2013 e 2014).

Sull’eccedenza determinata rispetto alla suddetta media fissa viene calcolato il credito d’imposta riconosciuto alle aziende attraverso l’applicazione di due differenti aliquote: in particolare tale forma di agevolazione spetta nella misura del 25% per le spese indicate ai precedenti punti b) e d), mentre per le spese relative ai punti a) e c) si passa al 50%.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario; è fissata anche una soglia minima di spesa pari a euro 30.000.
L’apetto dolente di tutto quanto sopra descritto è rappresentato dal punto 14 del comma 35 della Legge di Stabilità 2015 che recita come segue: “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono adottate le disposizioni applicative necessarie, nonchè le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d’imposta di cui l’impresa ha fruito indebitamente”.
A cinque mesi dall’approvazione della legge di stabilità non c’è ancora purtroppo traccia del predetto decreto e le aziende restano in attesa di veder normato un intervento agevolativo tanto desiderato e del quale vi è estrema necessità per ridare slancio all’innovazione del Made in Italy.
Allo stato attuale il testo del decreto è fermo presso il Ministero dell’economia e delle finanze in attesa di chiarimenti su dubbi avanzati dal Ministero dello sviluppo economico riguardanti prevalentemente il criterio per la determinazione dell’incrementalità delle spese e la cumulabilità con altre agevolazioni fiscali. Al fine di dissipare tali problematiche è in agenda un incontro con i funzionari di Agenzia delle Entrate per poi sottoporre ad approvazione ufficiale lo schema di decreto al Ministero dello sviluppo economico.
Ci si augura che tale iter procedurale trovi compimento nel più breve tempo possibile al fine di dare operatività ad uno strumento agevolativo fin troppo atteso dalle aziende.