In arrivo il Bonus Amianto

In arrivo il Bonus Amianto

In attesa della pubblicazione del decreto che darà il via alle procedure per la presentazione delle domande per il Bonus Amianto.

L’agevolazione sotto forma di credito d’imposta verrà riconosciuta ai soggetti titolari di reddito di impresa che effettueranno interventi di bonifica dell’amianto su beni e strutture nel corso del 2016. In particolare sono ammissibili allo sconto fiscale gli interventi di rimozione e smaltimento, anche previo trattamento in impianti autorizzati, dell’amianto presente in coperture e manufatti di beni e strutture produttive ubicati nel territorio nazionale. Il credito d’imposta riconosciuto sarà pari al 50% delle spese ammissibili, ammontanti ad almeno 20.000 euro, e avrà un valore massimo di 200mila euro per impresa, spalmati su tre anni dal 2017 in poi.
Per il perfezionamento dell’iter procedurale amministrativo è necessario che il decreto emanato dal Ministero dell’Ambiente ottenga il formale concerto da parte del Ministero dell’Economia, cosa attesa per il mese di maggio assieme alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del documento. Dopo trenta giorni dalla predetta pubblicazione scatterà la corsa alle domande che avverrà con il meccanismo del “click day”. Il credito sarà assegnato alle aziende richiedenti fino ad esaurimento dei fondi (17.000.000,00 di euro) secondo l’ordine cronologico della presentazione delle domande.

In arrivo il Bonus Amianto
Bonus Ricerca le note esplicative della circolare circolare AE 5E

Bonus Ricerca: le note esplicative della circolare AE 5E del 16 marzo 2016

Costi rendicontabili

a) Personale altamente qualificato: rientra nelle attività “intra muros”, che rimangono sostanzialmente invariate;

b) Costi per acquisizione di strumentazioni di laboratorio: si chiarisce che non sono compresi i soli strumenti di misura ma anche i beni strumentali utili alla conduzione delle attività, nella misura della quota di ammortamento o relativamente ai canoni di locazione;

c) Costi per consulenze esterne: attività “extra muros”: si chiarisce che rientrano anche le consulenze di “altre aziende”, senza requisiti scientifici, sulla base tuttavia di contratti di R&S con titolarità dei risultati del committente. Si tratta, in ogni caso, di beni immateriali.

d) Costi per competenze esterne e privative industriali: si chiarisce che all’interno delle “competenze esterne” rientrano anche i costi di personale tecnico interno non altamente qualificato. Tale interpretazione è controversa: da una parte l’Agenzia interpreta tale approccio estensivamente anche se l’interpretazione rigorosa addurrebbe tale possibilità ai soli costi per attività attribuibili a privative industriali.

È poi chiarito che i costi relativi a prestazioni da parte di società “infragruppo” sono rendicontabili nell’ambito delle attività “intra muros”.

Infine, i professionisti inseriti tra le attività “intra muros” se non altamente qualificati possono essere rendicontati tra i costi “extra muros”.

Superammortamento

Superammortamento al 140% per i beni mobili produttivi

L’articolo 7 del Disegno di Legge di Stabilità 2016 introduce una interessante agevolazione per le imprese consistente in un superammortamento al 140% per l’acquisto di beni mobili produttivi.

In particolare, il comma 1 del suddetto articolo prevede che ai fini delle imposte sui redditi, per i soggetti titolari di reddito d’impresa e per gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti in beni materiali strumentali nuovi dal 15 ottobre 2015 al 31 dicembre 2016, con esclusivo riferimento alla determinazione delle quote di ammortamento e dei canoni di locazione finanziaria, il costo di acquisizione è maggiorato del 40 per cento.

Nella strutturazione della presente misura il governo si è ispirato alla legge Macron francese, in vigore oltralpe dalla scorsa estate, con lo scopo di incentivare gli acquisti da parte delle imprese e consolidare la ripresa della domanda interna.

Il superammortamento, quindi, si sostanzia in una deduzione extracontabile del 40 per cento da ripartirsi linearmente sulla vita utile del bene; in altre parole, per ogni anno di utilizzo del bene, oltre alla quota contabile di ammortamento, l’azienda usufruirà fiscalmente di un’ulteriore deduzione del 40 per cento. Ad esempio, per un bene il cui costo fiscale è di 100 milioni di euro e ammortizzabile secondo la vigente tabella in dieci anni al 10%, l’ammortamento spendibile fiscalmente per l’impresa diventa del 14% pari a 14 milioni annui per tutta la durata dell’ammortamento al posto dei 10 milioni attualmente previsti.

Interessante è il carattere retroattivo dell’applicazione della misura che, al fine di evitare il blocco degli investimenti da parte delle aziende in attesa dell’entrata in vigore della legge finanziaria, con ovvi effetti negativi sull’andamento dell’economia nazionale, ammette all’agevolazione non solo i beni acquistati nel 2016, ma anche quelli nel periodo compreso tra il 15 ottobre e il 31 dicembre 2015.

Il campo di applicazione del nuovo superammortamento è molto ampio sia in termini di soggetti che di spese ammissibili: infatti possono beneficiare dell’agevolazione tutti i soggetti titolari di reddito d’impresa e gli esercenti arti e professioni che effettuano investimenti volti all’acquisto di quasi tutti i beni ammortizzabili fatta eccezione soprattutto per gli immobili.

Quindi le aziende che hanno in programma di effettuare investimenti in beni mobili strumentali hanno a disposizione un’agevolazione da non sottovalutare.

Superammortamento al 140% per i beni mobili produttivi

autoimprenditorialità

Autoimprenditorialità: domande dal 13/01/2016

Con la pubblicazione della Circolare 09/10/2015 n. 75445 del Ministero dello Sviluppo Economico, fissante i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione, si è concluso l’iter di ristrutturazione dell’incentivo “Autoimprenditorialità” rivolto ai giovani e alle donne che vogliono avviare un’attività imprenditoriale.

Le imprese che possono accedere a questo strumento agevolativo devono essere in possesso, al momento della presentazione della domanda, dei seguenti requisiti:

  1. Essere costituite in forma societaria, ivi incluse le società cooperative;
  2. La compagine societaria deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne;
  3. Essere di micro o piccola dimensione.

La domanda di agevolazione può essere presentata anche da persone fisiche che intendono costituire un’impresa purché esse, entro e non oltre 45 giorni dalla ricezione della comunicazione di ammissione alle agevolazioni inviata ai soggetti richiedenti dal Soggetto gestore, facciano pervenire la documentazione necessaria a comprovare l’avvenuta costituzione dell’impresa e il possesso dei requisiti richiesti.

Sono ammissibili alle agevolazioni le iniziative che prevedono programmi d’investimento da realizzare in tutto il territorio nazionale con spese non superiori a euro 1.500.000,00 promossi nei settori di seguito elencati:

  1. Produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;
  2. Fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
  3. Commercio di beni e servizi;
  4. Turismo;
  5. Settori, di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:
  6. Attività turistico-culturali, intese come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza;
  7. L’innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative.

I programmi d’investimento devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione ed ultimati entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento agevolato.

Le spese ammissibili sono le seguenti:

  1. Suolo aziendale;
  2. Fabbricati, opere edili / murarie, comprese le ristrutturazioni;
  3. Macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica;
  4. Programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
  5. Brevetti, licenze e marchi;
  6. Formazione specialistica dei soci e dei dipendenti del soggetto beneficiario, funzionali alla realizzazione del programma;
  7. Consulenze specialistiche.

L’agevolazione è concessa nella forma di finanziamento agevolato per gli investimenti, a tasso pari a zero, della durata massima di otto anni e di importo non superiore al 75% della spesa ammissibile.

Le domande possono essere presentate a partire dal prossimo 13 gennaio 2016.

Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è operativo

Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è operativo

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n 174 del 29/07/2015 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, concertato con il Ministero dello Sviluppo Economico, del 27/05/2015, il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo è operativo.
Ai fini della determinazione del suddetto credito risultano ammissibili le seguenti voci di spesa:
a) costi relativi al personale tecnico altamente qualificato;
b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;
c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
d) spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.
Rilevano le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nel triennio 2012-2014 con l’applicazione di due differenti aliquote: il 25% per le spese indicate ai punti b) e d), il 50% per le spese di cui ai punti a) e c).
In relazione al presente criterio di calcolo dell’incrementalià il suddetto decreto attuativo ha definitivamente chiarito che la media degli investimenti resta fissa perché ancorata ai periodi d’imposta 2012-2014 per l’intera durata del credito d’imposta 2015-2019.
Oltre a questa precisazione di notevole rilievo, ci si attendeva però qualcosa di più soprattutto in relazione al criterio di individuazione delle spese di ricerca e sviluppo da considerare. Ne consegue che le imprese dovranno identificare correttamente le spese di ricerca e sviluppo sostenute e contabilizzate nei periodi d’imposta 2012-2014. In assenza di linee guida precise dovrà essere condotto un impegnativo lavoro di ricostruzione, specie per quelle imprese che non hanno evidenziato tali spese all’interno dei loro bilanci.
Infine, rispetto al testo del comma 35 della legge 23 dicembre 2014 n. 190, istitutivo dell’attuale forma del credito d’imposta, il Decreto attuativo in relazione ai costi ammissibili riferiti al personale tecnico altamente qualificato offre una specifica maggiormente dettagliata. Infatti tale personale, che deve essere in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico e scientifico può essere:

1. Dipendente dell’impresa, impiegato in attività di ricerca e sviluppo, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
2. In rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa.

Mentre il punto 1 può definirsi chiaro, il punto 2, invece, meriterebbe un maggiore approfondimento da parte del Legislatore, anche alla luce della recente riforma del lavoro, al fine di offrire alle aziende le giuste indicazioni per la stipula e l’esecuzione di contratti che non possano essere oggetto di contestazione in occasione di controlli da parte degli organi preposti.
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rete di impresa

Al via il Bonus Ricerca

Al via il Bonus Ricerca!

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.174 del 29-7-2015, il Decreto Ministeriale 27 maggio 2015, con cui sono state rese note le disposizioni attuative del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (di cui all’articolo 1, comma 35, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, legge di Stabilità per l’anno 2015), nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese.

Il credito è riconosciuto nella misura del 50% della spesa incrementale relativa ai costi del personale altamente qualificato e a quelli sostenuti per contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e con altre imprese, incluse le startup innovative. L’agevolazione è invece ridotta al 25% per le quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio nonché per i costi sostenuti per competenze tecniche e privative industriali relative a invenzioni industriali.
Al via il Bonus Ricerca

SMART&SART ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative
SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità agevolativa per le startup innovative di piccola dimensione, iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese.

In particolare, volendo individuare i requisiti cardine, un’impresa può considerarsi start up innovativa se:

  • è costituita e svolge attività d’impresa da non più di 48 mesi;
  • ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua non è superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuisce utili e non ha distribuito utili;
  • ha quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Sono finanziabili progetti con spese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro attraverso un contributo consistente in:

  • un mutuo a tasso zero fino al 70% dell’investimento totale. La percentuale di finanziamento può salire all’80% se la startup è costituita esclusivamente da donne o da giovani sotto i 35 anni, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che lavora all’estero e vuole rientrare in Italia;
  • un contributo a fondo perduto pari al 20% del mutuo, solo per le startup con sede in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e nel Cratere Sismico dell’Aquila.

I progetti oggetto del programma d’investimento devono riguardare la produzione di beni e l’erogazione di servizi, che si caratterizzano per il forte contenuto tecnologico e innovativo, e/o si qualificano come prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale e/o si basano sulla valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica e privata (spin off da ricerca).

Tra le principali voci di spesa ammissibili si evidenzia:

  • per gli investimenti: impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche; componenti HW e SW; brevetti, licenze, knowhow; consulenze specialistiche tecnologiche;
  • per la gestione: personale dipendente e collaboratori; licenze e diritti per titoli di proprietà industriale; servizi di accelerazione; canoni di leasing; interessi su finanziamenti esterni.

Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda ed entro i 2 anni successivi alla stipula del contratto di finanziamento con Invitalia, Ente gestore della presente agevolazione.

Le domande possono essere presentate fino ad esaurimento dei fondi stanziati ammontanti a 200 milioni di euro. Considerando i dati ufficiali risalenti al mese di giugno le imprese possono ancora procedere all’inoltro delle istanze; infatti al mese scorso sono stati ammesse alle agevolazioni 82 imprese per un totale di 41,8 milioni di euro, con esclusione di 102 progetti non ritenuti idonei. Stante il carattere di selettività nell’analisi dei progetti, emergente dai dati più sopra riportati, le start up innovative che ad oggi hanno un valido progetto possono seriamente valutare l’opportunità offerta da questo bando.

bonus per la ricerca

Bonus Ricerca in attesa della pubblicazione del Decreto Attuativo

Dopo la firma da parte del Ministro dello Sviluppo Economico Federica Guidi del decreto attuativo del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo per il quinquennio 2015-2019, intervenuta il 27 maggio u.s e annunciata in occasione dell’Assemblea di Confindustria presso l’Expo di Milano, si è in attesa della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, ultimo atto per dare operatività a questa agevolazione tanto attesa dall’industria italiana.

Ricordiamo molto succintamente che con questo credito d’imposta vengono agevolate le seguenti voci di spesa:

a) costi relativi al personale altamente qualificato;

b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;

c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;

d) spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.

Rilevano le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nel triennio 2012-2014 con l’applicazione di due differenti aliquote: il 25% per le spese indicate ai punti b) e d), il 50% per le spese di cui ai punti a) e c).

L’interesse per il testo del suddetto Decreto Attuativo è molto vivo, sia perché la sua pubblicazione, come già più sopra specificato darà effettiva operatività al credito d’imposta per la ricerca e sviluppo, sia perché si spera di trovare tra gli articoli che lo compongono la soluzione ad alcuni dubbi interpretativi ed applicativi.

Primo fra tutti è sicuramente quello del criterio del calcolo dell’incrementalità delle spese di R&S rispetto alla media del triennio antecedente al periodo d’imposta 2015. In particolare, molte perplessità ad oggi sussistono fra gli operatori della c.d. “Finanza Agevolata”, in quanto le spese di ricerca e sviluppo possono essere contabilizzate in modo diverso: spesate nell’esercizio oppure, in caso di valenze pluriennali, capitalizzate. I due casi possono creare delle situazioni nettamente differenti, in quanto in presenza di costi spesati nell’esercizio può anche non esserci una loro evidenza a bilancio, in presenza ad esempio di progetti che hanno visto l’esclusivo impiego di personale interno, cosa che invece non può avvenire se gli stessi costi sono capitalizzati. Logicamente l’evidenza dei costi influisce sul calcolo della media delle spese per ricerca e sviluppo riferite al triennio 2012-2014 e quindi sulla determinazione del valore incrementale sul quale calcolare il credito d’imposta.

Questo forse è il punto più complesso che speriamo trovi soluzione, assieme ad altri dubbi, con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale di un decreto attuativo sufficientemente esaustivo.

Decreto attuativo

Decreto Attuativo del Credito d’Imposta per la ricerca e sviluppo

Ieri Federica Guidi, Ministro dello Sviluppo Economico, durante i lavori di chiusura dell’Assemblea di Confindustria tenutasi all’Expo di Milano, ha annunciato alla platea l’avvenuta firma del decreto attuativo del credito d’imposta per la ricerca e lo sviluppo operativo per il quinquennio 2015-2019.
E’ una notizia che si attendeva da tempo e che è stata accolta dagli imprenditori con grande entusiasmo; per poter conoscere i contenuti di tale provvedimento si dovrà attendere ancora qualche giorno, in quanto la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale avverrà solo dopo la registrazione da parte della Corte dei Conti.
Il suddetto credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo originariamente previsto dall’articolo 3 del Dl. 145/2013, che doveva in teoria essere operativo per il periodo d’imposta 2014, è stato riformulato dai commi 35 e 36 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015. Il credito d’imposta, a seguito della citata riformulazione, allo stato attuale è riconosciuto a tutte le imprese senza alcun limite dettato dalla forma giuridica, dal settore economico in cui si trovano ad operare a dal regime contabile adottato. L’agevolazione, riconosciuta sotto la forma del credito d’imposta, è volta ad incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.

Vengono agevolate le seguenti voci di spesa:

a) Costi relativi al personale altamente qualificato;
b) Quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;
c) Spese relative a contratti di ricerca stipulati con enti di ricerca, organismi equiparati e con altre imprese comprese le start up innovative;
d) Le spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.

Di queste voci sono agevolabili le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, andando in questo modo ad istituire un meccanismo incrementale avente come base di calcolo una media fissa (periodi d’imposta 2012, 2013 e 2014).
Sull’eccedenza determinata rispetto alla suddetta media fissa viene calcolato il credito d’imposta riconosciuto alle aziende attraverso l’applicazione di due differenti aliquote: in particolare tale forma di agevolazione spetta nella misura del 25% per le spese indicate ai precedenti punti b) e d), mentre per le spese relative ai punti a) e c) si passa al 50%.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario; è fissata anche una soglia minima di spesa pari a euro 30.000.

Credito d'imposta2

In attesa del Bonus ricerca

Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo originariamente previsto dall’articolo 3 del Dl. 145/2013, che doveva in teoria essere operativo per il periodo d’imposta 2014, è stato riformulato dai commi 35 e 36 dell’articolo 1 della Legge di Stabilità 2015. Il credito d’imposta, a seguito della citata riformulazione, allo stato attuale è riconosciuto a tutte le imprese senza alcun limite dettato dalla forma giuridica, dal settore economico in cui si trovano ad operare a dal regime contabile adottato. L’agevolazione, riconosciuta sotto la forma del credito d’imposta, è volta ad incentivare gli investimenti in attività di ricerca e sviluppo effettuati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019.
Vengono agevolate le seguenti voci di spesa:

a) Costi relativi al personale altamente qualificato;
b) Quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;
c) Spese relative a contratti di ricerca stipulati con enti di ricerca, organismi equiparati e con altre imprese comprese le start up innovative;
d) Le spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.

Di queste voci sono agevolabili le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015, andando in questo modo ad istituire un meccanismo incrementale avente come base di calcolo una media fissa (periodi d’imposta 2012, 2013 e 2014).

Sull’eccedenza determinata rispetto alla suddetta media fissa viene calcolato il credito d’imposta riconosciuto alle aziende attraverso l’applicazione di due differenti aliquote: in particolare tale forma di agevolazione spetta nella misura del 25% per le spese indicate ai precedenti punti b) e d), mentre per le spese relative ai punti a) e c) si passa al 50%.
Il credito d’imposta è riconosciuto fino ad un importo massimo annuale di 5 milioni di euro per ciascun beneficiario; è fissata anche una soglia minima di spesa pari a euro 30.000.
L’apetto dolente di tutto quanto sopra descritto è rappresentato dal punto 14 del comma 35 della Legge di Stabilità 2015 che recita come segue: “Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dello sviluppo economico, sono adottate le disposizioni applicative necessarie, nonchè le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese sostenute, le cause di decadenza e revoca del beneficio, le modalità di restituzione del credito d’imposta di cui l’impresa ha fruito indebitamente”.
A cinque mesi dall’approvazione della legge di stabilità non c’è ancora purtroppo traccia del predetto decreto e le aziende restano in attesa di veder normato un intervento agevolativo tanto desiderato e del quale vi è estrema necessità per ridare slancio all’innovazione del Made in Italy.
Allo stato attuale il testo del decreto è fermo presso il Ministero dell’economia e delle finanze in attesa di chiarimenti su dubbi avanzati dal Ministero dello sviluppo economico riguardanti prevalentemente il criterio per la determinazione dell’incrementalità delle spese e la cumulabilità con altre agevolazioni fiscali. Al fine di dissipare tali problematiche è in agenda un incontro con i funzionari di Agenzia delle Entrate per poi sottoporre ad approvazione ufficiale lo schema di decreto al Ministero dello sviluppo economico.
Ci si augura che tale iter procedurale trovi compimento nel più breve tempo possibile al fine di dare operatività ad uno strumento agevolativo fin troppo atteso dalle aziende.