La tutela del software

Come è noto, un programma per elaboratore (software) è un insieme di istruzioni elementari che, applicate ad una macchina (hardware) in grado di lavorare in tanti modi possibili, fanno sì che la macchina operi in uno specifico di tali modi, eseguendo operazioni di controllo, di verifica, comando di altri dispositivi o apparecchiature ed eseguir calcoli anche complessi, in tempi molto ridotti.

Visto la possibilità di impiego in tutte le attività umane, la sua flessibilità e rapidità nell’eseguire i compiti assegnati, il software ha assunto importanza economica sempre maggiore. Di conseguenza, anche in considerazione dei non trascurabili costi di sviluppo e della facilità di copiatura, negli scorsi anni è avvenuto un dibattito, in tutto il mondo, sulle possibilità e modalità più adatte a proteggerlo, tanto più che esso rappresenta uno strumento intrinsecamente differente e nuovo rispetto agli altri strumenti (dispositivi e processi) tradizionalmente utilizzati in campo tecnico.

In tale dibattito, che non è tuttora giunto ad una sua conclusione definitiva, è stato evidenziato che i programmi per elaboratori possiedono una doppia natura, strumentale e descrittiva.

La prima natura, strumentale, è legata alla struttura del programma, cioè agli aspetti funzionali e alle idee alla base dei programmi che permettono di ottenere gli scopi e le funzioni previste (ad esempio per controllare le varie fasi di un procedimento industriale, ovvero per elaborare un segnale video). Oramai, è pacifico che la protezione corretta di tale aspetto sia quella brevettuale, dato che esso riguarda proprio la sostanza, “il concetto alla base” del programma.

La natura descrittiva dei programmi è invece legata alla sua formulazione, cioè alla particolare forma espressiva scelta. Di conseguenza, si è deciso di proteggere l’aspetto descrittivo tramite la normativa sul diritto d’autore.

I due differenti tipi di protezione, vista la differenza sostanziale degli aspetti cui si riferiscono, e viste le differenze di requisiti, modalità, ampiezza e durata della protezione offerta dalle rispettive leggi, non si autoescludono, anzi sono fra loro complementari.

Ricordiamo che in Italia l’art. 45 del CPI prevede che:

1) Possono costituire oggetto di brevetto per invenzione le invenzioni nuove che implicano un’attività inventiva e sono atte ad avere una applicazione industriale.

2) Non sono considerate come invenzioni ai sensi del comma 1 in particolare: a) le scoperte, le teorie scientifiche e i metodi matematici; b) i piani, i principi ed i metodi per attività intellettuali, per gioco o per attività commerciale ed i programmi per elaboratore; c) le presentazioni di informazioni.

3) Le disposizioni del comma 2 escludono la brevettabilità di ciò che in esse è nominato solo nella misura in cui la domanda di brevetto concerna scoperte, teorie, piani, principi, metodi, programmi e presentazioni di informazioni considerati in quanto tali.

Nei prossimi articoli si andrà a relazionare sulla tutela brevettuale del software e sulla tutela del software nel diritto d’autore in modo da valutare quale tipo di protezione può essere utilizzato.