La prevenzione quale strumento di tutela della creatività e dell’innovazione aziendale

Sempre più spesso le imprese si imbattono in comportamenti illeciti tenuti non solo da concorrenti ma anche da soggetti che a vario titolo collaborano con l’azienda stessa, quali fornitori, produttori, terzisti, rivenditori, etc., con la conseguenza di trovarsi coinvolte in lunghi e dispendiosi contenziosi dall’esito talvolta incerto. Con la stessa frequenza accade di trovarsi di fronte a situazioni del tutto incerte, dovute a rapporti di collaborazione esistenti solo di fatto, cioè non aventi una regolamentazione contrattuale.

         Per scongiurare queste ipotesi la prevenzione riveste indubbiamente un ruolo fondamentale. Sebbene troppo spesso venga trascurata – perché si è soliti affrontare i problemi solamente quando si sono già presentati –, lo strumento principale di prevenzione che le aziende possono (e dovrebbero) applicare consiste nel regolamentare tramite un contratto, puntuale, completo e specifico, ogni rapporto intrattenuto.

         Si pensi a tre casi pratici piuttosto ricorrenti: (1) un’azienda fornisce gli stampi per la realizzazione di un prodotto ad una società terza, senza la previa sottoscrizione di un apposito contratto, e dopo pochi mesi scopre che alcuni concorrenti vendono un prodotto identico, realizzato con quello stampo. In assenza di un contratto e di prove certe del comportamento illecito del terzo produttore, diventa difficile inibire la condotta al terzo produttore, così come vietare ai concorrenti di commercializzare il prodotto identico ottenuto attraverso lo stampo; (2) un soggetto decide di esportare i propri prodotti all’estero tramite un’agente/distributore del luogo, senza aver disciplinato le modalità e i limiti di utilizzo del proprio marchio da parte dell’agente/distributore estero. Se quest’ultimo utilizza il marchio in maniera pregiudizievole o, comunque, tale da recare danno alla politica commerciale dell’azienda esportatrice, non è semplice – specialmente nel caso di uso non palesemente distorto del segno distintivo – inibire la condotta del soggetto estero e responsabilizzarlo, anche economicamente, per l’uso effettuato; (3) infine, si pensi al frequentissimo caso in cui un soggetto fornisce ad un terzo informazioni riservate per uno studio preliminare ad un’operazione di partnership commerciale, senza la previa sottoscrizione di un accordo di riservatezza che individui analiticamente le informazioni trasmesse, la riservatezza delle stesse, i limiti di utilizzo, etc. Qualora il terzo utilizzi tali informazioni per scopi propri, non è certamente agevole riuscire ad inibire tale utilizzo.

         Orbene, in tutti questi casi l’assenza di uno specifico e stringente vincolo contrattuale impedisce ai soggetti lesi di tutelare in maniera tempestiva ed efficace i propri investimenti in creatività e innovazione, vanificando così sforzi economici di non poco conto.

         Al contrario, tramite una preventiva attività di regolamentazione contrattuale dei rapporti, si possono eliminare future incertezze, perché i comportamenti cui sono e saranno tenute le parti sono chiaramente definiti per iscritto. Non si dovrà quindi discutere su chi è il titolare dello stampo o del know-how, né su quale uso del marchio sia o meno lecito, in quanto le parti lo hanno previamente riconosciuto e stabilito. Questa attività di prevenzione permette all’azienda di proteggere il proprio patrimonio, di conservare i vantaggi competitivi e concorrenziali acquisiti e, specularmente, di non vanificare gli investimenti effettuati. Nondimeno, la preventiva regolazione dei rapporti porta ad una diminuzione della litigiosità e rende certamente più efficaci eventuali azioni di tutela nei confronti dei soggetti che pongono in essere condotte illecite. In conclusione, il soggetto che adotta tutele preventive ne trae un beneficio in termini di sicurezza, efficienza e risparmio economico.

La prevenzione quale strumento di tutela della creatività e dell'innovazione aziendale