Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è operativo

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n 174 del 29/07/2015 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze, concertato con il Ministero dello Sviluppo Economico, del 27/05/2015, il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo è operativo.
Ai fini della determinazione del suddetto credito risultano ammissibili le seguenti voci di spesa:
a) costi relativi al personale tecnico altamente qualificato;
b) quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti ed attrezzature di laboratorio;
c) spese relative a contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e organismi equiparati, e con altre imprese comprese le start-up innovative di cui all’articolo 25 del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221;
d) spese relative a competenze tecniche e privative industriali relative a un’invenzione industriale o biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale, anche acquisite da fonti esterne.
Rilevano le spese sostenute in eccedenza rispetto alla media degli investimenti realizzati nel triennio 2012-2014 con l’applicazione di due differenti aliquote: il 25% per le spese indicate ai punti b) e d), il 50% per le spese di cui ai punti a) e c).
In relazione al presente criterio di calcolo dell’incrementalià il suddetto decreto attuativo ha definitivamente chiarito che la media degli investimenti resta fissa perché ancorata ai periodi d’imposta 2012-2014 per l’intera durata del credito d’imposta 2015-2019.
Oltre a questa precisazione di notevole rilievo, ci si attendeva però qualcosa di più soprattutto in relazione al criterio di individuazione delle spese di ricerca e sviluppo da considerare. Ne consegue che le imprese dovranno identificare correttamente le spese di ricerca e sviluppo sostenute e contabilizzate nei periodi d’imposta 2012-2014. In assenza di linee guida precise dovrà essere condotto un impegnativo lavoro di ricostruzione, specie per quelle imprese che non hanno evidenziato tali spese all’interno dei loro bilanci.
Infine, rispetto al testo del comma 35 della legge 23 dicembre 2014 n. 190, istitutivo dell’attuale forma del credito d’imposta, il Decreto attuativo in relazione ai costi ammissibili riferiti al personale tecnico altamente qualificato offre una specifica maggiormente dettagliata. Infatti tale personale, che deve essere in possesso di un titolo di dottore di ricerca, ovvero iscritto ad un ciclo di dottorato presso una università italiana o estera, ovvero in possesso di laurea magistrale in discipline di ambito tecnico e scientifico può essere:

1. Dipendente dell’impresa, impiegato in attività di ricerca e sviluppo, con esclusione del personale con mansioni amministrative, contabili e commerciali;
2. In rapporto di collaborazione con l’impresa, compresi gli esercenti arti e professioni, impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo, a condizione che svolga la propria attività presso le strutture della medesima impresa.

Mentre il punto 1 può definirsi chiaro, il punto 2, invece, meriterebbe un maggiore approfondimento da parte del Legislatore, anche alla luce della recente riforma del lavoro, al fine di offrire alle aziende le giuste indicazioni per la stipula e l’esecuzione di contratti che non possano essere oggetto di contestazione in occasione di controlli da parte degli organi preposti.
Il credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo è operativo