Gli accordi di riservatezza. Cosa sono e quando sono utili?

Gli accordi di riservatezza sono contratti atipici, largamente diffusi nella pratica, con cui le parti intendono mantenere in regime di confidenzialità specifiche informazioni ritenute economicamente rilevanti per una di esse o per entrambe.
Conosciuti anche come Nda (acronimo della definizione inglese di Non disclosure agreement), gli accordi di riservatezza trovano impiego laddove un’impresa voglia continuare a mantenere segrete informazioni di natura tecnica o di natura commerciale, evitando che dette conoscenze vengano diffuse a soggetti terzi. In linea generale, pertanto, si può affermare che lo scopo di questi contratti è quello di protrarre l’utilizzo in via esclusiva – o tendenzialmente esclusiva – di tali informazioni, mantenendo così un vantaggio competitivo sul mercato, derivante proprio dall’avere a disposizione un patrimonio di conoscenze non di pubblico dominio.
Le conoscenze (know-how) che possono costituire oggetto di accordi di riservatezza, come anticipato, sono sia di natura tecnica, che di natura commerciale. Quanto alla prima categoria, basti pensare a conoscenze che non possono essere oggetto di brevetto (ad esempio, perché relative ad un oggetto non suscettibile di applicazione industriale), ma che si ha comunque interesse a mantenere in via esclusiva o, comunque, a monetizzare, concedendone l’utilizzo ad altri dietro corrispettivo; ovvero a conoscenze tecniche che, pur potendo astrattamente essere oggetto di brevetto o modello di utilità, si preferisce mantenere riservate, nella convinzione che si possa in questo modo godere di un arco temporale di esclusiva più esteso di quello conferito dalla privativa brevettuale, contenuto nei vent’anni. Quanto alle informazioni di natura commerciale che si possa avere interesse a mantenere riservate, è frequente (e opportuno) che le aziende vogliano tutelare dalla diffusione a soggetti terzi le proprie informazioni finanziarie, i metodi di lavoro e commerciali utilizzati per la vendita e la pubblicizzazione dei prodotti, così come le rilevazioni statistiche e gli storici dell’andamento dell’attività e del settore di riferimento, derivanti dall’esperienza aziendale interna.
Tanto premesso, va quindi considerato che la possibilità che la segretezza e l’esclusività delle conoscenze aziendali siano vanificate ricorre tanto nei rapporti che l’impresa intrattiene occasionalmente (e anche casualmente), quanto, a maggior ragione, nei rapporti continuativi e stabili.
Relativamente alla prima tipologia, sia sufficiente richiamare, pur senza pretesa di esaustività, le operazioni di cessione d’azienda o di ramo d’azienda, ove il potenziale acquirente durante la fase di due diligence apprende una quantità ingente di fondamentali informazioni aziendali, di cui – se non correttamente e contrattualmente vincolato – potrebbe rivelare il contenuto a terzi, o altresì utilizzarle in prima persona; ancora, si pensi alle trattative pre-contrattuali, societarie (ad esempio l’interessamento di un soggetto all’acquisto di partecipazioni sociali di un’impresa) o commerciali (ad esempio quando un soggetto, anche concorrente, è interessato a valutare una partnership con un’altra impresa per la realizzazione di un prodotto o servizio unico o combinato), ove occorrono valutazioni preventive che necessariamente comportano il prendere conoscenza di svariate informazioni, il cui titolare – che le rivela – ha indubbiamente interesse a mantenere riservate.
Infine, i rapporti di natura continuativa, non meno pericolosi per l’integrità della riservatezza delle informazioni aziendali, sono quelli che l’impresa intrattiene con i collaboratori a qualsiasi titolo (e, cioè, dipendenti, stagisti, apprendisti, collaboratori, lavoratori occasionali, ecc.), nonché i rapporti con gli ulteriori soggetti quali fornitori, terzisti, installatori, imprese con cui sussistono rapporti di partnership o collaborazione, distributori nazionali ed esteri, e così via, che quotidianamente apprendono una certa dose di informazioni aziendali aventi valore economico in quanto riservate.
Ebbene, in tutti questi casi è fondamentale che venga specificato quali sono le informazioni che si ha interesse a mantenere segrete, onde preservare il know-how aziendale e disincentivare comportamenti illeciti di soggetti terzi.