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Investimenti in macchinari, impianti e consulenze specialistiche

POR FESR 2014-2020 Regione Veneto – Azione 3.1.1

Nel B.U.R. n.91 del 20/09/2016 è stata pubblicata la DGR n.1444 del 15/09/2016 che disciplina l’accesso ad una nuova agevolazione, fruibile da parte delle imprese del settore manifatturiero – artigianato, come previsto previsto dall’Azione 3.1.1 del Programma Operativo Regionale (POR).

La misura agevolativa finanzia l’acquisto di macchinari, impianti e beni intangibili e l’accompagnamento nei processi di riorganizzazione e ristrutturazione aziendale.

Nello specifico:

Azione 3.1.1 (MANIFATTURA E ARTIGIANATO): sono agevolabili le PMI costituite da più di 12 mesi dalla data di apertura dei termini per la presentazione delle domande. Il contributo a fondo perduto è pari al 50% delle spese ammissibili con un limite minimo di euro 6.750,00 (di contributo) e max di euro 67.500,00. Le domande possono essere presentate dal 18 ottobre al 25 ottobre 2016.

Le graduatorie verranno fomate in base all’ordine cronologico di invio delle domande e sulla scorta di una griglia di valutazione dei progetti e dei soggetti proponenti.

Cliccado è disponibile la scheda sintetica del Bando.

 

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Prodotti di successo in breve tempo e minimizzando i costi, con la Lean

La gestione dello sviluppo dei nuovi prodotti in molte aziende presenta caratteristiche opposte rispetto a quelle tipiche di un’organizzazione snella.

Periodicamente le aziende identificano un’ampia gamma di nuovi prodotti nella speranza che almeno alcuni di essi possano incontrare il favore del mercato. Gli Uffici Tecnici si trovano quindi costretti a un super lavoro per progettare decine di nuovi prodotti e la fretta non favorisce la qualità del lavoro e la scelta delle migliori soluzioni. La progettazione coinvolge inoltre il solo Ufficio Tecnico con nessuna o scarsa partecipazione degli altri enti aziendali.

Data l’urgenza di mettere i prodotti sul mercato questi vengono lanciati in produzione senza che tutte le problematiche legate alla produzione, alla logistica o alla qualità siano state risolte. Conseguenze inevitabili: inefficienze produttive e logistiche, marcata insoddisfazione da parte della clientela e necessità di apportare numerose modifiche tecniche a prodotti già lanciati sul mercato. Quindi: sprechi, maggiori costi, inefficienze, rischi per la competitività, scarsa efficienza dei progettisti, conflitti tra Ufficio tecnico e altri enti aziendali.

 

L’APPROCCIO LEAN

Per rendere Lean il processo di sviluppo prodotto occorre agire sulle persone e sui processi.

  • Per quanto riguarda le persone, occorre elevare non solo il loro livello professionale, ma anche la motivazione e l’attitudine a lavorare in gruppo.

Di particolare importanza è la scelta, motivazione e formazione dei capi progetto, ossia delle persone chiamate a dirigere i gruppi di lavoro che sviluppano i nuovi prodotti.

Le persone vanno dotate di tutti gli strumenti software utili per il loro lavoro e istruite sull’uso delle migliori metodologie.

Occorre inoltre introdurre dei sistemi di valutazione delle prestazioni dell’Ufficio Tecnico in termini di efficienza, efficacia, capacità propositiva e contributo ai risultati aziendali.

  • Per quanto riguarda i processi, occorre introdurre corrette metodologie e tecniche di lavoro.

Nel processo di sviluppo di nuovi prodotti si possono distinguere due fasi: la fase dell’ideazione e scelta dei prodotti su cui puntare in quanto ritenuti potenzialmente vincenti e la fase di progettazione nella quale si passa dall’idea alla messa a punto fino alla perfetta producibilità.

Per entrambe queste fasi esistono consolidate metodologie alle quale possiamo solo accennare in questa sede rimandando con opportuni link a una più completa trattazione.

IDEAZIONE e SCELTA 

Molti pensano che l’ideazione dei nuovi prodotti sia qualcosa di non organizzabile in quanto puro frutto della fantasia e del genio imprenditoriale. Pur non negando l’importanza di questi fattori l’esperienza dimostra che l’applicazione di corrette metodologie porta a scelte più razionali e a migliori risultati.

Queste metodologie hanno lo scopo di:

  • realizzare prodotti che siano focalizzati sui bisogni del cliente;
  • individuare tutti i tipi di bisogni: espliciti, impliciti ma soprattutto latenti (soddisfacendo questi ultimi ci sono alte probabilità di essere innovativi);
  • fornire un aiuto concreto per definire le specifiche di prodotto

Una metodologia particolarmente efficace nel raccogliere e tradurre i bisogni del cliente in linee guida (ovvero specifiche di prodotto) per il processo di progettazione e di produzione è il Quality Function Deployment (QFD), strumento nato verso la fine degli anni ‘60 in Giappone come sistema a garanzia della qualità focalizzato sui bisogni del cliente e che oggi vanta applicazioni in quasi tutti i settori (es. aerospaziale, manifatturiero, software, IT, chimico e farmaceutico, automobilistico, trasporti).

Per un approfondimento su questa metodologia rinviamo al seguente link http://bit.ly/2ccA3Iz

PROGETTAZIONE

Negli ultimi anni la competizione globale, la continua riduzione del ciclo di vita dei prodotti, l’aumento della complessità (i prodotti sono sempre più dei sistemi che integrano tecnologie diverse) e l’esplosione delle traiettorie tecnologiche, hanno reso il time to market (ossia la rapidità nel proporre nuovi prodotti) una condizione indispensabile alla sopravvivenza stessa dell’azienda.

Come fare per innovare più rapidamente? La risposta è nell’utilizzo di corrette metodologie in linea con i principi dell’organizzazione snella. Una delle più efficaci di queste metodologie è la Oobeya, una metodologia che si basa su alcuni semplici ma efficaci principi:

  • coinvolgimento di tutti gli enti aziendali, e non solo dell’Ufficio Tecnico, nella fase di progettazione fino alla perfetta producibilità del nuovo prodotto;
  • definizione chiara e condivisa degli obiettivi in termini di funzionalità e costi del prodotto;
  • gestione a vista ossia con utilizzo di cartelloni e strumenti grafici dei piani di lavoro, delle criticità e delle soluzioni;
  • riunioni di avanzamento frequenti, brevi ed efficaci;
  • gestione di un sistema di indicatori sui risultati raggiunti.

Per un approfondimento su questa metodologia rinviamo al seguente link http://bit.ly/2c5d4Eo

BENEFICI OTTENIBILI

I benefici ottenibili dalla trasformazione Lean ipotizzata sono evidenti:

  • migliore selezione dei prodotti: anziché puntare su molti prodotti nella speranza che qualcuno abbia successo, si selezionano meglio fin dall’inizio i prodotti su cui puntare in quanto ritenuti potenzialmente vincenti da tutte le funzioni aziendali;
  • riduzione del time to market: una volta scelti i prodotti l’Ufficio Tecnico può lavorare a flusso puntando sulla tempestività e sulla qualità;
  • riduzione delle modifiche tecniche: poiché i prodotti sono progettati fino a renderli perfettamente producibili, il numero delle modifiche tecniche diminuisce drasticamente; il che rende più fluido e veloce il lavoro dell’Ufficio Tecnico e riduce drasticamente i motivi di contenzioso con la clientela;
  • controllo delle prestazioni: l’adozione di indicatori di performance consente una corretta valutazione dell’operato dell’Ufficio Tecnico e favorisce il processo di miglioramento continuo in quest’area.
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Marchio di fatto o marchio registrato?

Il marchio, cioè il segno distintivo utilizzato dall’imprenditore per contraddistinguere i propri prodotti e servizi e renderli riconoscibili e preferibili al pubblico dei consumatori rispetto ai prodotti e servizi dei concorrenti, può consistere in qualsiasi segno suscettibile di essere rappresentato graficamente, tra cui sono ricompresi le parole, i disegni, le lettere, le cifre, i suoni, la forma del prodotto o della confezione dello stesso, le combinazioni e le tonalità cromatiche.

         Nel nostro ordinamento giuridico nessuna norma obbliga l’imprenditore a registrare il proprio marchio. Pertanto, oltre al marchio registrato, ben può esistere il marchio di fatto, cioè quel segno distintivo utilizzato senza previa registrazione. Vediamo quali sono le principali differenze.

         (1) Il marchio di fatto consente indubbiamente all’imprenditore di risparmiare i costi – peraltro piuttosto esigui – della registrazione.

         (2) Gli effetti del marchio registrato decorrono dalla data di deposito della domanda nel caso di marchio nazionale italiano, ovvero dal momento della pubblicazione della registrazione nel caso di marchio comunitario. Viceversa, in mancanza di una procedura formale di registrazione, il marchio di fatto riceve protezione solamente a condizione e nel momento in cui, a seguito dell’uso che ne è stato fatto, acquisti una notorietà qualificata, oppure – con i limiti di cui si dirà – sia stato effettivamente utilizzato a livello locale. Pertanto, mentre il marchio registrato può essere tutelato anche prima del suo uso effettivo, al contrario il marchio di fatto non gode di questo beneficio, proprio perché – lo si ribadisce – il requisito della sua protezione è la notorietà che consegue all’uso dello stesso.

         (3) Qualora si intenda proteggere un marchio di fatto mediante un’azione legale, è necessario dover assolvere ad un onere probatorio particolarmente consistente, fornendo la dimostrazione di aver fatto uso non simbolico o solamente preparatorio del marchio, di aver conseguito attraverso l’uso precedentemente fatto una notorietà qualificata e dimostrando altresì che la notorietà raggiunta comprende l’ambito territoriale nel quale è usato il segno distintivo successivo identico o simile, mentre il marchio registrato è assistito da una presunzione di validità della registrazione.

         (4) La protezione merceologica del marchio registrato è, almeno inizialmente, estesa a tutti i prodotti e servizi per cui è stato oggetto di registrazione, mentre il marchio di fatto è tendenzialmente protetto solamente con riferimento ai prodotti e servizi per cui è stato effettivamente usato dal suo titolare ed eventualmente a quelli affini.

         (5) Il marchio di fatto può invalidare un segno successivamente registrato o utilizzato da un soggetto terzo solamente qualora il primo segno distintivo abbia acquisito notorietà generale, cioè a livello (quantomeno) nazionale. Viceversa, qualora il marchio di fatto abbia acquisito notorietà puramente locale, non può invalidare un marchio successivo, bensì può consentire al titolare del marchio di fatto solamente di poter continuare a fare uso del proprio segno distintivo nell’ambito della diffusione locale raggiunta. Questa distinzione non sussiste per i marchi registrati, la cui protezione contro successivi marchi confondibili è indubbiamente estesa a tutto il territorio in cui il marchio è stato registrato.

         (6) Infine, va rilevato che le operazioni di sfruttamento economico e commerciale del marchio di fatto, quali la cessione e la licenza, sono indubbiamente meno appetibili rispetto a quanto accade per i marchi registrati, proprio per i limiti sopra evidenziati.

         In conclusione, è fuori di dubbio che la registrazione del marchio utilizzato dall’impresa possa apportare svariati benefici alla medesima, a fronte dell’unico onere, costituito dai costi per la registrazione.

In quali paesi estendere una domanda di brevetto

In quali paesi estendere una domanda di brevetto

SUGGERIMENTI PRATICI PER DEFINIRE IN QUALI PAESI ESTENDERE UNA DOMANDA DI BREVETTO

Premessa

  1. Si deposita una domanda di brevetto per invenzione industriale in Italia;
  2. Per tre mesi la domanda di brevetto è sotto l’autorità militare che analizza se il ritrovato oggetto della domanda interessa la difesa nazionale e quindi che se mantenere segreta o no la domanda.
  3. Al nono mese perviene, tramite l’Ufficio Italiano, un rapporto di ricerca redatto da un esaminatore dell’Ufficio Europeo. Il rapporto di ricerca è sostanzialmente un pre-esame e prevede una opinione scritta sulla brevettabilità.
  4. Entro dodici mesi dal deposito italiano se desidero proteggermi anche in altri paesi devo estendere la domanda.
  5. La domanda può essere estesa nazione per nazione, a livello europeo od a livello internazionale.
  6. Naturalmente nella maggior parte dei paesi in cui estendo vi sono gli esami.

Suggerimenti

  • Le leggi sulla proprietà industriale dei vari paesi prevedono che il titolare del brevetto rilasciato possa agire contro chi produce, chi commercializza, chi importa, chi espone e chi utilizza a scopo di lucro il ritrovato oggetto del brevetto rilasciato.
  • Dato che l’estensione comporta dei costi notevoli è importante decidere se estendere e dove eventualmente estendere.
  • Si estende solo se il rapporto di ricerca è almeno abbastanza positivo (e quindi penso che possa essere rilasciato il brevetto) e se penso di fare fatturato all’estero.
  • Dato i costi normalmente si decide se estendere nei paesi in cui vi sono i concorrenti per bloccare la produzione o nei paesi in cui vi è mercato per bloccare la commercializzazione. E’ oneroso estendere dappertutto. Normalmente se il ritrovato oggetto della domanda è una macchina complessa che solo i concorrenti potrebbero copiare si estende nei paesi in cui vi sono i concorrenti, mentre se questo ritrovato è di facile produzione si estende nei paesi in cui vi è mercato. Ad esempio un produttore di automobili normalmente estende dove vi sono le case automobilistiche e quindi in Usa, Cina, Giappone, Corea, Svezia, Germania, Spagna, Francia e Gran Bretagna, mentre un fornitore del settore automobili estende anche nei paesi in cui vi sono stabilimenti di produzione come ad esempio Polonia, Repubblica Ceca ecc.. Un produttore di lettini da spiaggia estenderà solo nei pesi in cui si commercializzano questi lettini e quindi nei paesi del bacino del Mar Mediterraneo.
  • A volte si deposita anche in qualche paese in cui vi sono dei fornitori in quanto ricordiamoci che l’aspirazione di ogni fornitore è quella di diventare produttore.
  • Come già indicato nei vari paesi vi è l’esame. Ma una volta che il brevetto è rilasciato devo sempre controllare se nei paesi in cui ho ottenuto il brevetto sussiste una contraffazione. Ottenere un brevetto poi metterlo in un cassetto non ha senso. Io dal brevetto devo avere un ritorno economico: solo io posso produrre e commercializzare il ritrovato. Ricordiamo che una lettera di diffida non si nega a nessuno.
  • Nei vari paesi in cui ottengo il brevetto vi sono poi delle tasse di mantenimento che nella maggior parte dei paesi sono annuali. E di conseguenza è importante ogni fine anno andare a valutare paese per paese se mi conviene o no mantenere in via il brevetto pagando le tasse richieste. Appare logico che se in quel paese vi è fatturato o tramite il brevetto blocco un concorrente mi conviene pagare le tasse di mantenimento. Mentre se il prodotto oggetto del brevetto è superato e quindi non produco e commercializzo tale prodotto non ha senso che continui a pagare queste benedette tasse. Naturalmente prima di abbandonare il brevetto mi chiedo: vi sono aziende che sono indietro tecnologicamente e quindi l’oggetto del mio brevetto (che per me è superato) per loro sarebbe un passo in avanti? Ecco che se trovo almeno una di queste aziende potrei mantenere in vita il brevetto e dare licenza del brevetto a questa azienda. In questo modo ottengo due risultati: l’azienda a cui do licenza non investe per progettare un prodotto concorrente e quindi rimane indietro tecnologicamente e poi potrei (oltre a dare la licenza) vendere gli stampi e/o i macchinari di produzione.

Alla prossima puntata.