Start-Up innovative e brevetti

Start-Up innovative e brevetti

LA GESTIONE DEL PATRIMONIO INNOVATIVO

Le “Start-Up Innovative” sono realtà imprenditoriali intrinsecamente legate al mondo brevettuale, sia perché nella pratica industriale non si può parlare di innovazione senza parlare anche di brevetti, sia perché uno dei requisiti formali per potere essere definite tali e quindi potere accedere ai benefici del decreto legge 179/2012 è quello di “possedere almeno una privativa industriale relativa a una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una nuova varietà vegetale direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività d’impresa”.

A volte, il mondo brevettuale viene recepito dai ricercatori come un fattore di costo piuttosto che come un’opportunità. I ricercatori sono legati ad una concezione (restrittiva ed ormai antiquata) del brevetto come scudo a protezione dell’idea. In altre parole, il brevetto è vissuto esclusivamente come un limite alla libera utilizzazione di tecnologie.

Un approccio miope al sistema brevettuale è molto rischioso, poiché può vanificare tutto l’investimento profuso in R&S indebolendo le capacità economiche e produttive del territorio (le imprese con un portafoglio brevettuale hanno registrato tra il 2008 e il 2012 un calo di fatturato del 5,1% laddove per le imprese senza portafoglio brevettuale il calo è stato del 10,8% – Il sole 24 ore, 9 maggio 2014).

È quindi essenziale per qualunque realtà imprenditoriale, ed in particolar modo per aziende meno strutturate come le Start-up, predisporre una corretta strategia brevettuale ed integrarla all’interno del proprio Business Plan. Un elemento importante di questa strategia dovrebbe essere la ricerca brevettuale preventiva, che ha lo scopo di:

  • analizzare il mercato facendo una sorta di Patent Landscaping (numero e potenza brevettuale dei concorrenti/aree geografiche libere od occupate/settori di mercato appetibili/principali inventori);
  • individuare eventuali brevetti rilevanti (da aggirare/chiedere in licenza);
  • individuare i settori in via di sviluppo; e
  • delineare meglio le caratteristiche che deve/può avere il nuovo prodotto.

In questo modo, è possibile definire meglio i punti di forza dell’innovazione su cui puntare anche per attirare il capitale finanziario.

Una corretta strategia deve poi prevedere la creazione di un portafoglio brevettuale, uno strumento di essenziale importanza per lo sviluppo di un’azienda che investa in ricerca e sviluppo. Tale portafoglio può essere utilizzato direttamente, ad esempio per concedere licenze (esclusive o no) e stipulare accordi, ovvero come strumento finanziario, per ottenere capitale da investire.

La struttura e la gestione del portafoglio dovrà essere adattata al tipo di azienda ed al contesto in cui essa opera.

All’interno di un mercato affollato con concorrenti attivi in ambito brevettuale si dovrà puntare su brevetti di perfezionamento volti a migliorare od aggirare tecnologie note. In questi casi, sarà probabilmente opportuno dotarsi di un portafoglio abbastanza numeroso con brevetti anche di rilevanza medio-bassa, che però possano essere utilizzati come uno strumento per stipulare accordi (ad esempio licenze incrociate). D’altro canto, all’interno di un mercato poco affollato il portafoglio potrà constare anche solo di pochi brevetti di rilevanza medio-alta.

Non a caso, statisticamente i settori che premiano maggiormente le Start-Up sono quelli biotecnologico, informatico e relativi ad apparecchiature medicali, i quali sono relativamente poco affollati.

Come detto in precedenza, non si deve scordare che i brevetti sono anche strumenti finanziari, che danno valore ad un’azienda, come dimostra il sempre maggiore interesse da parte degli istituti bancari ed il continuo affinamento delle metodologie di valutazione degli stessi.

Come chiaro esempio di quanto possa essere importante il portafogli brevetti per un’azienda è utile fare riferimento al recente acquisto di Motorola per 12,5 miliardi di dollari da parte di Google. Dopo essere stata “spogliata” del portafoglio brevetti, Motorola è stata rivenduta dopo pochi mesi a Lenovo per 2,91 miliardi di dollari.

Da quanto detto, risulta evidente che per aziende che investono in R&S ed in particolare per le Start-up è essenziale muoversi in modo da sviluppare una coerente e valorizzante strategia brevettuale per affrontare correttamente la sfida imprenditoriale del mercato moderno.

 

Start up innovative

Start up innovative

Al fine di promuovere la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione, il Governo si è impegnato nella messa in opera di una normativa organica volta a favorire la nascita e la crescita dimensionale di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico.

Tale disciplina, tuttavia, si applica alle imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Innanzitutto, si deve trattare di società costituita nella forma di società di capitali, anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione e che siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • Maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria detenuto da persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi;
  • essere costituita da non più di 60 mesi, ossia 5 anni. Con il parere n. 155183 del 3 settembre 2015, il Mise ha chiarito che può riconoscersi il requisito costitutivo anche alla S.r.l. già costituita, che si renda affittuaria di un’azienda;
  • avere la sede principale in Italia, o in altro Paese membro dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua non deve essere superiore a 5 milioni di euro;
  • non aver distribuito utili e non distribuire utili;
  • avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non essere costituite da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione d’azienda o di ramo d’azienda;
  • possedere almeno uno dei seguenti tre criteri:
    • almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui è ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo. Con il parere n. 155175 del 3 settembre 2015, il Mise ha chiarito che rientrano tra dette spese anche quelle in immobilizzazioni immateriali, con l’unica esclusione delle spese in immobili;
    • la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale. Con il parere n. 155486 del 4 settembre 2015 il Mise ha chiarito che rientrano nella definizione di “collaboratori”, anche i soci amministratori impiegati anche nella società, in qualità di soci lavoratori o con altro titolo. Diversamente, se tali amministratori sono dei meri organi sociali, non essendo impiegati nella società, tale condizione non appare verificata.
    • l’impresa è titolare, depositaria e licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di un programma per elaboratore originario registrato. Sempre con il parere sopra citato viene chiarito altresì che qualora la società abbia già depositato formalmente il brevetto, anche se ancora in attesa di registrazione, appare verificato il requisito dell’”essere depositaria” ed, in quanto tale, ascrivibile nella sezione speciale del Registro delle imprese. Diversamente, non può considerarsi ricompreso nell’ambito oggettivo il marchio.

Il rappresentante legale della start up deve infine, entro trenta giorni dalla data di approvazione del bilancio, deve attestare il mantenimento dei requisiti per essere iscritti tra le start up innovative

Qualora la società rispetti tutti i requisiti beneficia di alcune agevolazioni.

Le start up, infatti, possono redigere l’atto costitutivo e le successive modifiche mediante un modello standard adottato con decreto dal Ministero dello Sviluppo Economico facendo ricorso alla firma digitale (non ancora in vigore). Le stesse sono esonerate dal pagamento dei diritti camerali e dall’imposta di bollo come chiarito dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 16/E del 11 giugno 2014.

Per quanto concerne la natura delle società, una deroga di rilievo, rispetto alla disciplina ordinaria, viene riconosciuta in caso di start up costituita nella forma di S.r.l.. E’prevista la possibilità di creare categorie di quote dotate di diritti particolari; la possibilità di effettuare delle operazioni sulle proprie quote; la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi; l’offerta al pubblico di quote di capitale. In caso di perdite sistematiche le start up godono di una moratoria per il ripianamento delle stesse che può avvenire fino al secondo esercizio successivo. La start up non è nemmeno tenuta ad effettuare il test di operatività per verificare lo status di società non operativa.

In tema di imposte indirette ed in particolare con riferimento all’IVA, viene riconosciuta una vistosa deroga alla disciplina ordinaria, prevedendo l’esonero dall’obbligo di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a € 50’000,00, anziché 15’000,00.

In tema di lavoro, invece, la start up può assumere personale con contratto a tempo determinato della durata minima di 6 mesi e massima di 36 mesi. Fatto salvo un minimo tabellare, è possibile stabilire, oltre alla remunerazione fissa, una parte flessibile (per esempio la parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla produttività del lavoratore) ed è altresì possibile remunerare i propri collaboratori attraverso strumenti di partecipazione al capitale (come le stock option). Per quanto concerne gli investitori è prevista una detrazione IRPEF per le persone fisiche del 19% dell’investimento fino ad un massimo investito pari ad € 500mila e una deduzione IRES per le persone giuridiche pari al 20% fino ad un massimo di € 1,8 milioni. Tali agevolazioni spettano sia in caso di investimento diretto sia in caso di investimento tramite OICR o altre società che investono in start up. Il beneficio fiscale è sicuramente più rilevante quando si investe in start up a vocazione sociale (enti che operano in particolari settori, individuati nel Decreto Legislativo 155/2006: tra questi l’ assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e formazione, la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, la valorizzazione del patrimonio culturale) e quelle che sviluppano e commercializzano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico (detrazione IRPEF pari al 25%; deduzione IRES pari a al 27%). Sempre in tema di fondi per le start up è stato esteso anche nei confronti di questi enti l’accesso al Fondo garanzia per le Piccole e Medie imprese. Si tratta di un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. Tale garanzia copre fino all’80% del credito erogato dalla banca alle start up e fino ad un massimo di 2,5 milioni. Le stesse start up, inoltre, possono avviare campagne di raccolta di capitale diffuso attraverso portali online autorizzati: c.d. crowfunding; lo stesso può essere fatto dagli OICR o altre società che investono prevalentemente in start up permettendo la diversificazione di portafoglio e la riduzione del rischio per l’investitore retail.

In tema di internazionalizzazione, invece, l’Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) offre sostegno nei confronti delle start up ed in particolare offre l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, nonché l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali. E’ stata altresì autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Start up” che dà diritto ad uno sconto del 30% sulle tariffe dei Servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

Infine, sempre per aiutare le start up è stato previsto il “fail-fast” , sottraendo le start up innovative alla disciplina del fallimento e permettendo all’imprenditore di ripartire con un nuovo progetto imprenditoriale in modo più semplice e veloce affrontando più agevolmente il procedimento liquidatorio.

autoimprenditorialità

Autoimprenditorialità: domande dal 13/01/2016

Con la pubblicazione della Circolare 09/10/2015 n. 75445 del Ministero dello Sviluppo Economico, fissante i termini e le modalità di presentazione delle domande di agevolazione, si è concluso l’iter di ristrutturazione dell’incentivo “Autoimprenditorialità” rivolto ai giovani e alle donne che vogliono avviare un’attività imprenditoriale.

Le imprese che possono accedere a questo strumento agevolativo devono essere in possesso, al momento della presentazione della domanda, dei seguenti requisiti:

  1. Essere costituite in forma societaria, ivi incluse le società cooperative;
  2. La compagine societaria deve essere composta, per oltre la metà numerica dei soci e di quote di partecipazione, da soggetti di età compresa tra i diciotto e i trentacinque anni ovvero da donne;
  3. Essere di micro o piccola dimensione.

La domanda di agevolazione può essere presentata anche da persone fisiche che intendono costituire un’impresa purché esse, entro e non oltre 45 giorni dalla ricezione della comunicazione di ammissione alle agevolazioni inviata ai soggetti richiedenti dal Soggetto gestore, facciano pervenire la documentazione necessaria a comprovare l’avvenuta costituzione dell’impresa e il possesso dei requisiti richiesti.

Sono ammissibili alle agevolazioni le iniziative che prevedono programmi d’investimento da realizzare in tutto il territorio nazionale con spese non superiori a euro 1.500.000,00 promossi nei settori di seguito elencati:

  1. Produzione di beni nei settori dell’industria, dell’artigianato, della trasformazione dei prodotti agricoli;
  2. Fornitura di servizi alle imprese e alle persone;
  3. Commercio di beni e servizi;
  4. Turismo;
  5. Settori, di particolare rilevanza per lo sviluppo dell’imprenditorialità giovanile, riguardanti:
  6. Attività turistico-culturali, intese come attività finalizzate alla valorizzazione e alla fruizione del patrimonio culturale, ambientale e paesaggistico, nonché al miglioramento dei servizi per la ricettività e l’accoglienza;
  7. L’innovazione sociale, intesa come produzione di beni e fornitura di servizi che creano nuove relazioni sociali ovvero soddisfano nuovi bisogni sociali, anche attraverso soluzioni innovative.

I programmi d’investimento devono essere avviati successivamente alla presentazione della domanda di agevolazione ed ultimati entro 24 mesi dalla data di stipula del contratto di finanziamento agevolato.

Le spese ammissibili sono le seguenti:

  1. Suolo aziendale;
  2. Fabbricati, opere edili / murarie, comprese le ristrutturazioni;
  3. Macchinari, impianti ed attrezzature nuovi di fabbrica;
  4. Programmi informatici e servizi per le tecnologie dell’informazione e della comunicazione commisurati alle esigenze produttive e gestionali dell’impresa;
  5. Brevetti, licenze e marchi;
  6. Formazione specialistica dei soci e dei dipendenti del soggetto beneficiario, funzionali alla realizzazione del programma;
  7. Consulenze specialistiche.

L’agevolazione è concessa nella forma di finanziamento agevolato per gli investimenti, a tasso pari a zero, della durata massima di otto anni e di importo non superiore al 75% della spesa ammissibile.

Le domande possono essere presentate a partire dal prossimo 13 gennaio 2016.