Cambiamenti in vista per il Credito d’Imposta R&S

Cambiamenti in vista per il Credito d’Imposta R&S

Il Ddl di bilancio introduce interessanti novità per il credito d’imposta per la ricerca e sviluppo introdotto dal Dl 145/2013 articolo 3.

I cambiamenti previsti dalla prossima legge di stabilità in ambito di credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo risultano particolarmente interessanti e riguarderanno i progetti condotti nell’esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016 (2017 per i soggetti solari).
L’intelaiatura di base della presente agevolazione resta invariata e cioè verrà conteggiata secondo un approccio incrementale rispetto alle spese del triennio 2012-2014 con l’estensione però di operatività del credito d’imposta di un ulteriore anno, portando quindi il periodo di vigenza al 2020.
La novità più interessante riguarda sicuramente l’omogeneizzazione delle aliquote applicate alle varie voci di spesa ammissibile, cosa che comporterà l’eliminazione della percentuale del 25% riconosciuta per la determinazione del credito per le quote di ammortamento sulle spese per strumenti ed attrezzature di laboratorio e sulle spese per competenze tecniche e privative industriali. Ciò comporterà una semplificazione dei conteggi in quanto non vi sarà più la necessità di suddividerli per tipologia di spesa; si avrà quindi l’applicazione dell’aliquota unica al 50%.
Di notevole rilievo è anche l’innalzamento del limite annuo del credito che sarà elevato dagli attuali 5 milioni a 20 milioni di euro e la previsione di un ampliamento della tipologia di personale impiegato nelle attività di ricerca e sviluppo ammesse con l’eliminazione del requisito dell’elevata qualificazione (c.d. “personale altamente qualificato”).

Queste variazioni sono sicuramente molto interessanti, ma si consiglia di aspettare l’approvazione del testo definitivo della legge di stabilità prima di considerarle come cosa assodata, memori delle notevoli variazioni intervenute in corso d’opera negli anni passati.

La due diligence dei diritti IP

La due diligence dei diritti IP

         Con riferimento alla proprietà industriale e intellettuale l’espressione due diligence identifica l’insieme degli accertamenti e delle verifiche svolte relativamente ai marchi, nomi a dominio, brevetti, disegni e modelli, know-how, diritti d’autore e altri diritti immateriali di un soggetto.

         La necessità di effettuare una due diligence si presenta senza dubbio nel caso di operazioni straordinarie, quali l’acquisto d’azienda o di ramo d’azienda, l’acquisto della partecipazione sociale di una società, la fusione tra due società, ecc., ma non solo. Infatti, una (sia pur più circoscritta) due diligence si rivela senz’altro indispensabile anche nelle ipotesi di acquisto a titolo particolare di un diritto di proprietà industriale, così come nel caso di licenze su diritti IP, ovvero ancora per la richiesta di finanziamenti a banche o ad investitori.

         Obiettivi della due diligence sono quello di verificare che i vari titoli e diritti di proprietà industriale siano in regola dal punto di vista amministrativo (si pensi, per i brevetti, ai rinnovi e al pagamento delle tasse annuali), che non vi siano vincoli o eventi pregiudizievoli su detti beni, quali diritti di garanzia, trasferimenti totali o parziali di titolarità e trascrizioni di domande giudiziali e, più in generale, di far emergere eventuali criticità che possano pregiudicarne la validità e il mantenimento in vita. La conoscenza delle eventuali debolezze dei diritti IP può consentire all’acquirente di richiedere al venditore garanzie ulteriori e specifiche, legate proprio alle problematiche riscontrate.

         Analizziamo partitamente le principali verifiche da svolgere relativamente ai più diffusi titoli di proprietà industriale, cioè i marchi e i brevetti.

         MARCHI:

        - l’esistenza o meno di un titolo di privativa (marchio registrato), poiché il cedente potrebbe utilizzare il proprio segno senza averlo registrato (marchio di fatto);

         – la titolarità effettiva del marchio;

         – la durata, la scadenza e la corretta effettuazione dei rinnovi;

         – l’effettivo utilizzo del marchio, al fine di scongiurare ipotesi di decadenza del segno stesso;

         – il corretto utilizzo del marchio, cioè con una modalità idonea ad evitare fenomeni di perdita della capacità distintiva o volgarizzazione del segno;

         – l’esistenza o meno di segni distintivi potenzialmente in conflitto con quello oggetto di due diligence;

         – l’esistenza o meno di vertenze relative al marchio, lo stato delle vertenze ed il verosimile esito delle medesime;

         – l’esistenza di contratti legati al marchio e i dettagli degli stessi, tra cui la durata, l’eventuale presenza di contenziosi con la controparte contrattuale e il ritorno economico generato dall’operazione.

         BREVETTI:

         – la titolarità effettiva del brevetto;

         – la durata massima e la possibilità di rinnovo, la scadenza e la corretta gestione dei rinnovi e dei pagamenti delle tasse di manutenzione;

         – la sussistenza dei requisiti di validità del brevetto, cioè la novità e l’attività inventiva;

         – l’effettiva attuazione dei brevetti;

         – l’esistenza o meno di vertenze relative al brevetto, lo stato delle vertenze ed il verosimile esito delle stesse;

         – l’esistenza di contratti legati al brevetto e i dettagli degli stessi, tra cui la durata, l’eventuale presenza di contenziosi con la controparte contrattuale e il ritorno economico derivante dall’operazione.

Migliorare i processi produttivi e ridurre gli sprechi per aumentare la competitività

Migliorare i processi produttivi e ridurre gli sprechi per aumentare la competitività

Lean Production: migliorare i processi produttivi e ridurre gli sprechi per aumentare la competitività aziendale.

L’area produttiva è stata da sempre, ed è tuttora, il terreno classico di applicazione del Lean Thinking. Intere biblioteche sono state scritte in proposito e fornire una descrizione sintetica della Lean Production è impresa al limite dell’impossibile.

L’applicazione dei principi generali del Lean Thinking a quest’area persegue un obiettivo ben preciso: eliminare ogni forma di spreco!

In particolare vengono identificate le seguenti sette tipologie di sprechi:

  • Sovrapproduzione come causa di scorte inutili e di obsolescenza
  • Processi inutili come causa di costi e di disservizio
  • Attese come causa di ritardi e di inefficienze
  • Difetti come causa di scarti e di costi
  • Scorte come causa di appesantimento finanziario e di costi di mantenimento
  • Trasporti inutili come causa di costi e di inquinamento
  • Movimentazioni inutili come causa di costi evitabili e inefficienze.

Come fare per eliminare gli sprechi e perseguire il miglioramento continuo?

La Lean Production utilizza una serie di strumenti e di metodi molto pratici ed efficaci. Ricordiamone almeno alcuni.

  • Value stream mapping: per ogni processo produttivo viene analizzata, coinvolgendo un opportuno gruppo di lavoro, la situazione esistente (Current State) per identificare i problemi e le inefficienze e viene definita una situazione obiettivo (Future State) in linea con i principi Lean
  • 5S: metodologia molto efficace per aumentare l’ordine e la pulizia negli ambienti produttivi
  • Smed: metodologia per ridurre drasticamente i tempi di set up degli impianti
  • Total Productive Maintenance: metodologia per impostare l’attività di manutenzione in modo da garantire la massima funzionalità degli impianti
  • Gestione Kanban: modalità di gestione dei movimenti di materiali all’interno della fabbrica e nel rapporto con i fornitori che consente una netta riduzione dei lead time e un basso livello di scorte. Nata inizialmente come una gestione puramente visiva, oggi tale gestione può avvalersi anche di sistemi informatici molto evoluti.

Questi sono solo alcuni strumenti, ce ne sono molti altri.

Vogliamo sottolineare i benefici che una Lean Transformation generalmente produce e soffermarci su alcuni aspetti metodologici generali che secondo la nostra esperienza sono della massima importanza.

I principali benefici ottenibili sono:

  • riduzione dei lead time,
  • miglioramento dell’efficienza produttiva,
  • riduzione dei tempi di set up,
  • miglioramento del servizio al cliente,
  • riduzione degli scarti e delle rilavorazioni,
  • riduzione delle scorte,
  • miglioramento del cash flow
  • creazione di capacità disponibile che può essere impiegata per aumentare la produzione (e la vendita) di vecchi prodotti o per produrre (e vendere) nuovi prodotti.

Quanto agli aspetti metodologici generali occorre sottolineare in primo luogo l’opportunità di utilizzare indicatori e sistemi di misura delle prestazioni. Solo misurando e comparando nel tempo i risultati raggiunti si può perseguire il miglioramento continuo. Gli indicatori non sono proprietà esclusiva della Direzione o del Controller, ma devono essere portati a conoscenza delle persone che sono responsabili con il loro comportamento dei risultati misurati.

La presenza nei vari posti di lavoro di cartelli e bacheche indicanti l’andamento degli indicatori rilevanti per le persone che occupano quel posto è di fondamentale importanza per assicurare il loro coinvolgimento.

I principali indicatori che tutte le aziende dovrebbe rilevare sono:

  • Indicatori del servizio al cliente (ritardi di consegna, lead time ordini ecc.)
  • Rotazione delle scorte (materiali, semilavorati e prodotti finiti)
  • Indicatori di efficienza (O.E.E. e similari)
  • Indici di flusso (Lead time produttivi/tempi ciclo ecc.)
  • Indicatori del servizio da fornitori (ritardi di consegna, lead time ordini ecc.)

Un secondo aspetto metodologico che ci sembra necessario enfatizzare riguarda il modo di condurre i progetti di miglioramento, spesso denominati “Cantieri”.

Per migliorare occorre avere la volontà di farlo e trovare il tempo da dedicare a tali progetti. Più specificamente occorre:

  • Assicurare da parte del Vertice aziendale un forte appoggio al progetto
  • Nominare un Capo Progetto motivato e competente
  • Creare un gruppo di progetto coinvolgendo le persone interessate
  • Addestrare e motivare le persone coinvolte
  • Definire con chiarezza gli obiettivi del progetto
  • Definire una pianificazione delle varie fasi del progetto
  • Documentare lo sviluppo del progetto in modo semplice ed efficace attraverso strumenti visivi e di facile consultazione quali tabelloni e bacheche
  • Verificare spesso e in modo rapido l’avanzamento dei lavori.

Molto altro ci sarebbe da dire sulla Lean Production, ma riteniamo di aver sintetizzato i suoi aspetti essenziali.

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BREXIT: la proprietà industriale all’interno dell’Unione Europea

 

Qual è il futuro della proprietà industriale all’interno dell’Unione Europea?

Come ormai noto, nonostante l’esito referendario, il Regno Unito continuerà a far parte dell’Unione Europea fino a quando le negoziazioni per definire le modalità di recesso dai trattati unionisti non saranno ultimate. Durante questo periodo di transitorio, la normativa dell’Unione Europea in materia di proprietà industriale continuerà ad avere efficacia anche per il Regno Unito.

Durante il periodo transitorio, si dovranno rivedere in particolare gli accordi per marchi e design comunitari e i trattati relativi al Brevetto Europeo con Effetto Unitario (UP, Unitary Patent) ed alla relativa Corte Unificata (UPC, Unitary Patent Court). Mentre nulla sostanzialmente cambierà per quanto riguarda l’adesione del Regno Unito alla Convenzione Europea dei Brevetti, EPC – European Patent Convention, cui aderiscono già anche  paesi al di fuori dell’Unione Europea.

Sebbene a livello europeo non ci siano ancora indicazioni ufficiali, è probabile che per i marchi e design comunitari (già in vigore da anni) si sottoscriveranno degli accordi bilaterali che facciano riconoscere nel Regno Unito post Brexit i diritti conferiti da tali privative. Nel frattempo, le nuove domande di marchio e design comunitari copriranno tutti i 28 paesi dell’Unione Europea, Regno Unito compreso.

Invece è meno chiaro lo scenario relativo ai trattati dell’UP e dell’UPC, non ancora entrati in vigore. Cosa dovremo aspettarci quindi a seguito della votazione del 23 giugno?

A livello europeo sembra esserci l’intenzione di proseguire sulla strada ormai tracciata, visto che il sistema è ad uno stato troppo avanzato per potersi arrestare o rimettere in discussione. Infatti l’UP e l’UPC sono arrivati ad un approdo dopo decenni (circa 40 anni) di trattative e, al momento, entreranno in vigore quando saranno ratificati in Germania, Francia e Regno Unito. Con la Brexit il terzo stato a dover ratificare sarebbe l’Italia.

Pertanto l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, potrebbe rappresentare per l’Italia l’opportunità di ridiscutere almeno in parte alcuni aspetti dei trattati UP e UPC. Infatti è bene ricordare che l’adesione dell’Italia ad entrambi i trattati è avvenuta dopo anni di indecisioni ed opposizioni, soprattutto a causa del regime linguistico avverso che esclude l’italiano e riconosce come lingue ufficiali l’inglese, il tedesco ed il francese.

In questo scenario, di particolare rilievo è la destinazione a Londra di una delle tre sedi principali delle Corti Unificate (le altre due sedi sono state assegnate a Parigi ed a Monaco).

Sebbene sembra improbabile una riapertura delle trattative per far riconoscere anche l’italiano come lingua ufficiale, anche se a seguito della Brexit l’unico paese con l’Inglese come lingua ufficiale sarebbe Malta, potrebbe essere ragionevole richiedere che venga ricollocata in Italia la Corte Unificata di Londra.

Sono notevoli i vantaggi che ne deriverebbero. Infatti ciò comporterebbe, tra l’altro, nuovi posti di lavoro, investimenti europei sul nostro territorio ed una riduzione dei costi per le imprese italiane. Nonché la possibilità di affermare a livello internazionale la giurisdizione italiana che, tra l’altro, nel settore della proprietà industriale rappresenta un’eccellenza.

Tuttavia, a livello europeo iniziano a circolare opinioni secondo le quali i trattati UP e UPC potrebbero essere modificati in modo da comprendere anche paesi extra-UE. In quest’ottica, il Regno Unito potrebbe essere reintrodotto. Inoltre, è confermato che il Regno Unito possa ratificare i trattati anche durante le negoziazioni secondo l’Art.50 del trattato di Lisbona.

Se da una parte potrebbe essere interessante mantenere l’Inghilterra all’interno del Brevetto Europeo con Effetto Unitario, dall’altra è più che discutibile lasciare una Corte Europea a Londra, sia per l’indotto che una Corte così prestigiosa può creare sia perché si lascerebbe completamente in mani di altri, e soprattutto in mano di uno stato extra-europeo, un sistema giuridico e così importante e strategico per l’innovazione e la competitività delle imprese in seno all’Unione Europea.

Infatti mantenendo una delle sedi delle Corti Unificate a Londra, un imprenditore italiano chiamato in causa per un brevetto europeo con effetto unitario potrebbe doversi difendere a Londra, con un procedimento in inglese o in tedesco o in francese. Sono evidenti i costi sia solo logistici che un imprenditore dovrebbe affrontare in una tale situazione ed i vantaggi che un concorrente britannico potrebbe avere. Senza tenere conto che la sede di Londra sarebbe fortemente influenzata e influenzabile da giudici e legali locali.

L’Italia potrebbe farsi forza nel richiedere questa ricollocazione anche sulla base delle statistiche relative alla crescita avvenuta nei depositi di brevetti nell’ultimo anno. Infatti, per numero di depositi di domande di brevetto europee, l’Italia è al sesto posto dopo: Germania, Francia, Paesi Bassi, Svizzera, Gran Bretagna e Svezia e tra questi paesi è l’unico paese che ha segnato una crescita del 6.1%. Si tratta del maggior incremento negli ultimi 10 anni. Anche a seguito del Patent Box, c’è buona speranza che per il 2017 i dati siano ancora in crescita e aiutino ad evidenziare come l’Italia sia un paese altamente innovativo e che l’assenza di “numeri” in passato fosse determinato più che altro da un fattore culturale ed una bassa propensione per le aziende di descrivere, e conseguentemente valorizzare, i propri asset intangibili mediante il deposito di brevetti.

Sicuramente nei prossimi mesi il tema della ricollocazione della Corte Unificata di Londra sarà un tema importante per le imprese italiane, insieme all’opportunità di ricollocare altre agenzie europee come l’agenzia del farmaco (Ema) e quella degli organi di vigilanza bancaria (Eba).

È il tempo di farsi parte attiva sul tavolo delle trattative ed ottenere per l’Italia, uno dei paesi fondatori dell’Unione Europea, quei riconoscimenti governativi fin’ora disattesi.