Patent box e vincolo di complementarietà

Patent box e vincolo di complementarietà

La Legge di Stabilità 2016 definisce il principio di complementarietà tra beni immateriali nell’ambito del patent box estendendo la facoltà di considerare complementari diverse tipologie di beni immateriali utilizzati congiuntamente ai fini della realizzazione di un prodotto o di una famiglia di prodotti o di un processo o di un gruppo di processi, risolvendo in questo modo uno dei maggiori problemi di applicazione della disciplina.

Il Dm 30 luglio 2015 già stabiliva che, qualora nell’ambito delle singole tipologie dei beni immateriali, due o più beni siano collegati tra loro da un vincolo di complementarietà tale per cui la finalizzazione di un prodotto o di un processo sia subordinata all’uso congiunto degli stessi, tali beni immateriali costituiscono un solo bene immateriale ai fini delle norme sul patent box.

Si trattava di una previsione normativa troppo circoscritta poiché riconducibile ai soli beni immateriali nell’ambito “delle singole tipologie” mentre nella realtà economica si riscontra molto spesso una complementarietà tra intangibili diversi.

La nuova previsione è volta infatti a semplificare l’applicazione dell’agevolazione per i contribuenti prendendo atto che in molti casi l’individuazione del collegamento tra spese di ricerca, bene immateriale e reddito agevolabile è piuttosto complessa.

Inoltre mentre il Dm attuativo sembra prevedere un obbligo di complementarietà, la Legge di Stabilità 2016 dispone una mera facoltà del tutto in linea con gli orientamenti Ocse.

Dal punto di vista pratico le imprese potranno calcolare unitamente il reddito agevolabile relativamente a beni immateriali di differenti categorie qualora essi siano legati da vincoli di complementarietà e siano utilizzati congiuntamente per la realizzazione di prodotti o processi. Uno degli aspetti più complessi nell’applicazione del patent box concerne infatti la quantificazione del reddito “implicito” derivante dall’uso diretto dei beni immateriali che deve avvenire secondo le regole internazionali e in particolar modo secondo la disciplina dei transfer price.

Ad oggi in presenza di un vincolo di complementarietà è quindi possibile stimare il contributo economico dato da entrambi gli intangibili alla produzione del reddito evitando in questo modo difficili ripartizioni al fine di stabilire quale parte del premium price complessivo sia ascrivibile ad un bene immateriale piuttosto che all’altro, entrambi utilizzati per la realizzazione del prodotto.

Ovviamente la possibilità di considerare beni complementari tra lori come unico bene permetterà anche una semplificazione dei metodi e dei criteri di calcolo del contributo economico alla produzione del reddito d’impresa o della perdita.

Nell’istanza di ruling le imprese dovranno quindi indicare oltre la tipologia di bene immateriale dal cui utilizzo deriva il reddito agevolabile anche il vincolo di complementarietà tra tali beni, qualora esistente.

Gli accordi di riservatezza contenuti necessari, clausole eventuali e accorgimenti pratici

Gli accordi di riservatezza: contenuti necessari, clausole eventuali e accorgimenti pratici

Se in linea generale è opportuno che ogni contratto venga redatto in maniera chiara, precisa, completa e mediante l’adozione di una terminologia uniforme, al fine di evitare fraintendimenti e scongiurare problematiche di interpretazione e applicazione dell’accordo, queste esigenze sono ancora più sentite per gli accordi di riservatezza, poiché hanno ad oggetto realtà immateriali (know-how, conoscenze, informazioni riservate, ecc.), di tangibilità spesso non immediata.

Posta la pacifica opportunità che gli accordi di riservatezza vengano conclusi in forma scritta – adempimento indispensabile per provare l’esistenza stessa dell’accordo –, va evidenziato che, da un lato, vi sono contenuti minimi che devono necessariamente essere previsti e, dall’altro lato, contenuti solamente facoltativi ed eventuali, ma in ogni caso molto utili per rafforzare il vincolo instaurato tra le parti. Di entrambi i contenuti (necessari ed eventuali) vediamo quelli più importanti e che nella prassi talvolta vengono del tutto trascurati o, in ogni caso, erroneamente indicati con formule vaghe e generiche.

CONTENUTI NECESSARI

Premesse: è importante cristallizzare in maniera circostanziata la ragione e la finalità per cui le informazioni riservate vengono trasmesse da una parte all’altra (o reciprocamente). Ugualmente, è opportuno specificare se le parti intendono o meno vincolarsi ad ulteriori e differenti accordi sin da subito, o comunque regolare alcune eventualità (si pensi, ad esempio, al caso in cui tramite lo studio delle informazioni riservate si addivenga a risultati che possono costituire oggetto di brevetto) ovvero, al contrario, se tale decisione sia rimessa ad una successiva scelta discrezionale delle parti stesse, eventualmente oggetto di una distinta scrittura privata.

Individuazione delle informazioni riservate: spesso negli accordi di riservatezza le informazioni riservate sono definite in maniera generica, ad esempio prevedendo che ogni informazioni scambiata tra le parti dovrà considerarsi strettamente riservata, senza ulteriori specificazioni. Questo modo di procedere non è corretto, perché crea incertezza intorno a ciò che le parti vogliono realmente proteggere, anche in considerazione del fatto che, di regola, non tutte le informazioni che vengono scambiate sono in regime di segreto. Per una corretta individuazione delle conoscenze che si ha interesse a mantenere segrete, vi sono alcune possibilità: a) in primo luogo è possibile, seppure gravoso, elencarle in maniera analitica e dettagliata; b) in secondo luogo, specialmente se lo scambio di informazioni si esaurisce all’atto della sottoscrizione dell’accordo di riservatezza, è possibile rimandarne l’esatta individuazione agli allegati tecnici dell’accordo stesso; c) una terza alternativa è quella di prevedere che le informazioni confidenziali vengano individuate, sia in fase iniziale che nel corso del rapporto, mediante apposite diciture apposte materialmente sui documenti, sul materiale di supporto ovvero nella comunicazione di trasmissione degli stessi; d) un’ultima opzione è quella di prevedere categorie di conoscenze che costituiscono informazioni riservate, con il rischio tuttavia di ricadere in previsioni generiche.

Impegni assunti dalle parti: anzitutto, va fatto espresso divieto alla parte che riceve le informazioni riservate di divulgarle, nonché di utilizzarle per scopi diversi da quelli descritti nelle premesse. Nondimeno, va previsto il dovere di restituzione o distruzione delle informazioni segrete ricevute una volta terminato l’accordo di riservatezza per la naturale scadenza del termine pattuito, così come a seguito della richiesta della parte titolare delle conoscenze, nonché per le ulteriori ipotesi in cui l’operazione principale non abbia più alcuna utilità pratica. Infine, allo scopo di evitare che gli obblighi di riservatezza vengano raggirati, è conveniente responsabilizzare la parte che riceve le informazioni, obbligandola a garantire l’altra parte in ordine a qualsiasi violazione dell’accordo di riservatezza posta in essere da propri dipendenti, collaboratori, società collegate, affiliate o controllate.

CONTENUTI EVENTUALI

Clausola penale: la previsione di una clausola penale, oltre a un indubbio deterrente, rappresenta una semplificazione per la parte che trasmette le conoscenze riservate in caso di violazione dell’accordo di riservatezza. Infatti, attraverso tale clausola le parti concordano preventivamente l’importo del danno che dovrà essere pagato dalla parte inadempiente, senza che sia necessario fornire la prova di avere subito effettivamente un danno di misura corrispondente. Le parti sono poi libere di prevedere espressamente che il titolare delle informazioni riservate possa pretendere, oltre all’ammontare della clausola penale, anche il risarcimento dell’eventuale maggior danno subito, a condizione tuttavia che dia prova del danno ulteriore.

Misure di protezione: si rivela utile prevedere in maniera specifica le misure di protezione delle informazioni confidenziali che dovrà adottare le parte che la ha ricevute. In questo modo, nel caso di perdita o divulgazione anche accidentale o non colposa delle conoscenze, la parte potrà essere responsabilizzata per il solo fatto di non aver adempiuto all’adozione delle misure di sicurezza concordate.

Legge applicabile e foro competente: in ragione della natura spesso transnazionale delle parti che sottoscrivono un accordo di riservatezza, è bene stabilire quale sarà la legge nazionale che regola il contratto, così come individuare a priori il tribunale territorialmente competente a giudicare circa la validità, interpretazione, esecuzione e risoluzione dell’accordo stesso.

Gli accordi di riservatezza: contenuti necessari, clausole eventuali e accorgimenti pratici

La tutela brevettuale del software

La tutela brevettuale del software

Esaminiamo la questione relativa alla brevettabilità del software sotto il profilo della normativa sul brevetto europeo, prevista dalla Convenzione sul Brevetto Europeo (CBE, Art. 52(1)-(3)), a cui è stata adeguata la legge italiana.

All’Ufficio Brevetti Europeo (EPO) inizialmente le commissioni di esame avevano rifiutato la concessione di brevetti basati sul software. Tali decisioni negative sono state in gran parte ribaltate in sede di appello, utilizzando argomentazioni che poi hanno portato alla formulazione, nel 1985, di specifiche direttive. Successivamente, vi è stata una evoluzione in senso ancor più liberale, che ha portato ad alcune decisioni particolarmente alla brevettabilità del software. Recentemente, però, vi è stata, apparentemente una inversione di tendenza, sia a livello Europeo, che a livello USA.

Secondo le direttive del 1985, l’ele4nco di attività che non sono considerate invenzione brevettabili trova un fondamento nell’intenzione di vietare la brevettazione di invenzioni prive di carattere tecnico. Però nelle direttive non viene definito cosa si intenda per “carattere tecnico” e quindi per capire quando una invenzione abbia carattere tecnico o meno è necessario interpretare le norme esistenti.

La regola 42 CBE prescrive che la descrizione specifichi il campo tecnico cui l’invenzione si riferisce. In sostanza la CBE richiede che l’invenzione sia dovuta ad una attività umana e non su dovuta solamente a fenomeni di natura.

La regola 42 specifica, inoltre, che la descrizione del brevetto deve chiarire il problema tecnico affrontato dall’invenzione ed il modo in cui esso viene risolto. In sostanza l’invenzione deve essere risolvibile tramite una abilità umana e non può essere basata su una attività puramente mentale od artistica.

La regola 43 CBE specifica che le rivendicazioni del brevetto devono definire l’invenzione in base alle sue caratteristiche tecniche, ribadendo quindi che l’invenzione, per essere brevettabile, non deve essere solamente legata ad aspetti artistici e non può riguardare soluzioni non realizzabili.

In pratica, è stato chiarito che la valutazione del contributo allo stato della tecnica fornito dall’inventore è il criterio da utilizzare per valutare la brevettabilità o meno di una invenzione di software.

In particolare, le direttive riconoscono che un programma di calcolatore, in combinazione con un calcolatore od altra macchina hardware, non deve essere escluso dalla possibilità di brevettazione qualora faccia lavorare la macchina in un modo differente, dal punto di vista tecnico. Questo ha aperto la possibilità di brevettazione di programmi software diretti alla organizzazione e controllo del modo di funzionamento degli stessi calcolatori.

In base a queste considerazioni, sono stati rilasciati brevetti per le seguenti invenzioni:

  • Sistema di filtraggio digitale di un segnale video.
  • Apparecchiatura a raggi X controllata da calcolatore per determinare i parametri di esposizione durante la radiografia.
  • Sistema di visualizzazione di un set di messaggi predeterminati a seconda delle condizioni esistenti in un apparecchio.

Mentre sono stati rifiutati:

  • Sistema per generare automaticamente riassunti.
  • Sistema per rilevare e sostituire espressioni incomprensibili in un testo.
  • Sistema per generare una lista di espressioni semanticamente correlate ad una espressione linguistica.
  • Metodo di rilevamento automatico e correzione di errori omofobi in un dato contesto.
bando HORIZON 2020-INNOSUP-02-2016

Bando HORIZON 2020-INNOSUP-02-2016

Bando HORIZON 2020-INNOSUP-02-2016

L’Europa finanzia l’assunzione di personale altamente qualificato. Fino al 30/06/2016 è possibile presentare la richiesta per l’ottenimento di un contributo del 100% a fondo perduto per l’inserimento in azienda di una risorsa con titolo di Dottorato di Ricerca proveniente da un altro Paese rispetto a quella in cui è ubicata l’azienda.

Il finanziamento sarà rivolto alle PMI che dimostreranno di:
-Assumere una nuova risorsa con titolo di Dottorato di Ricerca (PhD) proveniente da un Paese diverso da quello in cui è ubicata l’azienda (a prescindere dalla nazionalità, il candidato non deve aver condotto attività lavorativa o di studio per più di 12 mesi da 01/09/2014 a 31/08/2017 nel Paese i cui è ubicata l’azienda proponente). La data di assunzione dovrà partire da Settembre 2017.
-Far partecipare la neo-risorsa a due specifici training: uno gestito dalla Commissione Europea e uno invece organizzato direttamente dall’azienda ai fini d’integrarla nella struttura e potenziarne le capacità produttive.
-Inserire la nuova risorsa in uno specifico progetto d’innovazione aziendale.
I costi ammissibili sono: stipendio lordo di 12 mesi della risorsa (definito sul mercato di riferimento e il luogo di ubicazione dell’azienda); 5.000€ di costi generali per l’assunzione; spese di vitto alloggio per le attività di training obbligatorie.

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