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Al via il Bonus Ricerca

Al via il Bonus Ricerca!

Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.174 del 29-7-2015, il Decreto Ministeriale 27 maggio 2015, con cui sono state rese note le disposizioni attuative del credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo (di cui all’articolo 1, comma 35, della legge n. 190 del 23 dicembre 2014, legge di Stabilità per l’anno 2015), nonché le modalità di verifica e controllo dell’effettività delle spese.

Il credito è riconosciuto nella misura del 50% della spesa incrementale relativa ai costi del personale altamente qualificato e a quelli sostenuti per contratti di ricerca stipulati con università, enti di ricerca e con altre imprese, incluse le startup innovative. L’agevolazione è invece ridotta al 25% per le quote di ammortamento delle spese di acquisizione o utilizzazione di strumenti e attrezzature di laboratorio nonché per i costi sostenuti per competenze tecniche e privative industriali relative a invenzioni industriali.
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design registrato

Il design registrato: un efficace strumento di protezione

Il design registrato: un efficace strumento di protezione

L’85% della comunicazione di una azienda si svolge in modo visivo attraverso il design dei propri prodotti ed attraverso i propri marchi. Il design cattura l’attenzione, suscita sensazioni. Conferisce un valore aggiunto anche agli oggetti di tutti i giorni, rendendoli inconfondibili rispetto a quelli dei propri concorrenti. E spesso l’aspetto di un oggetto è decisivo agli occhi del potenziale acquirente.

Un design vincente rappresenta quindi un’argomentazione di vendita essenziale. Lo stesso vale anche per i macchinari e per i dispositivi o gli oggetti di carattere prettamente tecnico: a parità di costo e di funzionalità, si vende di più la macchina o il prodotto che presenta il design migliore o la confezione migliore. Questo perché il potenziale acquirente associa al design o alla confezione la qualità del prodotto.

Il design racchiude know-how, ricerche, tempo ed investimenti. Da esso traspare gran parte della personalità di chi lo ha creato e/o dell’azienda che vende quel prodotto o quel macchinario. Un motivo più che sufficiente per tutelarlo dagli imitatori.

Spesso quando si crea un nuovo prodotto e si valuta se proteggerlo, la prima cosa che viene in mente è se è possibile brevettarlo; tuttavia, un brevetto per essere valido richiede non solo la novità assoluta ma anche l’originalità, ossia che le innovazioni apportate al prodotto non siano alla portata di un tecnico medio del settore. Se non ci sono particolari nuove funzionalità originali, il prodotto è difficilmente brevettabile. Cosa si fa allora in questi casi? Come si possono proteggere gli sforzi creativi, gli investimenti comunque compiuti?

Esiste oggi uno strumento legislativo molto semplice che consente di registrare l’aspetto di un prodotto o di una macchina o di parti di questi, purché tale aspetto sia nuovo ed abbia carattere individuale: si tratta del design registrato che può essere depositato in Italia (design italiano) oppure con valenza in tutta l’Unione Europea (design comunitario).

Un design è considerato nuovo se prima del suo deposito non è stato reso pubblico un altro design identico o simile; possiede carattere individuale se è capace di distinguersi in misura sufficiente da altri design esistenti.

Il design registrato protegge la forma creativa di un oggetto; la disposizione di linee, contorni, colori, superfici e il materiale utilizzato gli conferiscono un carattere specifico. Non ha nulla a che fare con la funzionalità di un prodotto.

Si possono proteggere:

  • i design bidimensionali, come ad esempio il motivo di un tessuto, la forma di un quadrante di un orologio o di un’etichetta di una bottiglia o ancora un logo spesso utilizzato sui propri prodotti; ed
  • i design tridimensionali, come ad esempio la forma di uno spazzolino, di una lampada o di una sedia o ancora una macchina o una parte di essa.

In un unico deposito è possibile inserire più prodotti appartenenti alla medesima classe merceologica, anche se totalmente diversi tra loro (design registrato multiplo): ad esempio calzature, elementi di arredo, dispositivi di illuminazione, ecc.

Il design registrato ha una durata massima di 25 anni rinnovabili ogni 5 anni.

Entro sei mesi dal primo deposito è possibile estendere la protezione di uno stesso design ad altri paesi al di fuori dell’Italia (se si è proceduto con un design italiano) oppure al di fuori dell’Unione Europea (se si è proceduto con un design comunitario) rivendicando la data del primo deposito quale data di priorità.

In veste di titolare di un design registrato è possibile vietare ad altri di utilizzare a fini commerciali, ossia produrre, vendere, importare o esportare prodotti con un design identico o simile. Si può eventualmente concedere a terzi l’utilizzo a fini commerciali, ad esempio per mezzo di licenze indicando opportuni corrispettivi.

Inoltre, attraverso la registrazione del design di un prodotto, è possibile attivare delle sorveglianze doganali basate sulle immagini registrate: i funzionari in dogana possono fermare delle merci sospette e confrontarle in tempo reale con le immagini dei design registrati. Il titolare del design viene poi contattato e può decidere se procedere con azioni legali nei confronti del contraffattore, inclusa la distruzione delle merci fermate.

Spesso si tende a trascurare la possibilità di registrare i propri design, con il rischio di essere subito imitati se i propri prodotti sono capaci attrarre efficacemente i potenziali acquirenti.

Si pensi che la recente battaglia legale tra Apple e Samsung è stata largamente centrata sui design registrati oltre che sui brevetti. Questo dimostra l’importanza sempre maggiore che sta assumendo il design nella protezione dell’aspetto dei prodotti che poi troviamo sul mercato.

Il design italiano è il più famoso nel mondo e tutti cercano di imitarlo: dobbiamo quindi essere noi italiani i primi a tutelarci per contrastare efficacemente tutte le imitazioni del nostro inconfondibile stile.

La responsabilità sociale nelle reti di impresa Certificazione etica SA8000

La responsabilità sociale nelle reti di impresa Certificazione etica SA8000

La responsabilità sociale nelle reti di impresa Certificazione etica SA8000

  • “Ci vogliono vent’anni per costruirsi una reputazione e solo cinque minuti per distruggerla” (W. Buffett)
  • La responsabilità sociale è oggi sempre più un fattore strategico nella definizione delle politiche aziendali di crescita sia per le PMI e loro aggregazioni (Reti, ATS, ATI) che per gli Enti eroganti servizi ad elevato contenuto sociale
  • La forza di una marca, di una Azienda in Rete non è più soltanto nella qualità del prodotto/servizio finale ma in ciò che esso rappresenta e, in qualche modo, promette; sono quindi sempre più decisivi i valori trasmessi dall’Organizzazione e la loro verificabilità
  • L’impegno etico di una Organizzazione deve essere coerente con lo sviluppo sostenibile, ovvero la capacità di una attività di svolgersi senza compromettere il patrocinio di risorse di cui potranno disporre le generazioni a venire
  • La responsabilità sociale si configura, in definitiva, come il corretto utilizzo di tutte le risorse, ambientali, umane e finanziarie nel pieno rispetto di tutti gli stakeholder (Parti interessate) e considerando l’integrazione delle politiche ambientali, sociali ed economiche
  • Le tendenze dei consumatori di un prodotto e/o utilizzatori di un servizio si rivolgono a nuovi fattori preferenziali:
  1. la sensibilità sociale oltre alla qualità del prodotto, che la realizzazione dello stesso non danneggi l’ambiente, che i dipendenti siano trattati equamente
  2. i comportamenti che l’Organizzazione eserciti una costante pressione sulla propria catena di fornitura per il rispetto dei principi etici
  • Il “consumatore” sta sviluppando a tutti i livelli di reddito una forte sensibilità non solo al prezzo, ma anche alla richiesta di servizio che pervade tutta la filiera dell’acquisto e del consumo
  • In conclusione, il corretto atteggiamento delle Organizzazioni singole e in Rete nei confronti della società è una risorsa preziosa che paga in termini di competitività.

 

STRUMENTI DI RESPONSABILITA’ SOCIALE

strumenti di responsabilità sociale

 

SMART&SART ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative
SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità per le start up innovative

SMART&START ITALIA: un’ottima opportunità agevolativa per le startup innovative di piccola dimensione, iscritte alla sezione speciale del registro delle imprese.

In particolare, volendo individuare i requisiti cardine, un’impresa può considerarsi start up innovativa se:

  • è costituita e svolge attività d’impresa da non più di 48 mesi;
  • ha la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua non è superiore a 5 milioni di euro;
  • non distribuisce utili e non ha distribuito utili;
  • ha quale oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Sono finanziabili progetti con spese tra 100.000 euro e 1,5 milioni di euro attraverso un contributo consistente in:

  • un mutuo a tasso zero fino al 70% dell’investimento totale. La percentuale di finanziamento può salire all’80% se la startup è costituita esclusivamente da donne o da giovani sotto i 35 anni, oppure se al suo interno c’è almeno un dottore di ricerca italiano che lavora all’estero e vuole rientrare in Italia;
  • un contributo a fondo perduto pari al 20% del mutuo, solo per le startup con sede in Basilicata, Calabria, Campania, Puglia, Sardegna, Sicilia e nel Cratere Sismico dell’Aquila.

I progetti oggetto del programma d’investimento devono riguardare la produzione di beni e l’erogazione di servizi, che si caratterizzano per il forte contenuto tecnologico e innovativo, e/o si qualificano come prodotti, servizi o soluzioni nel campo dell’economia digitale e/o si basano sulla valorizzazione dei risultati della ricerca pubblica e privata (spin off da ricerca).

Tra le principali voci di spesa ammissibili si evidenzia:

  • per gli investimenti: impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche; componenti HW e SW; brevetti, licenze, knowhow; consulenze specialistiche tecnologiche;
  • per la gestione: personale dipendente e collaboratori; licenze e diritti per titoli di proprietà industriale; servizi di accelerazione; canoni di leasing; interessi su finanziamenti esterni.

Le spese devono essere sostenute dopo la presentazione della domanda ed entro i 2 anni successivi alla stipula del contratto di finanziamento con Invitalia, Ente gestore della presente agevolazione.

Le domande possono essere presentate fino ad esaurimento dei fondi stanziati ammontanti a 200 milioni di euro. Considerando i dati ufficiali risalenti al mese di giugno le imprese possono ancora procedere all’inoltro delle istanze; infatti al mese scorso sono stati ammesse alle agevolazioni 82 imprese per un totale di 41,8 milioni di euro, con esclusione di 102 progetti non ritenuti idonei. Stante il carattere di selettività nell’analisi dei progetti, emergente dai dati più sopra riportati, le start up innovative che ad oggi hanno un valido progetto possono seriamente valutare l’opportunità offerta da questo bando.