Diamo un futuro alla plastica non da imballaggio

Un possibile futuro per la plastica non da imballaggio

RePlaCe Belt

800 mila tonnellate di materiali in plastica non da imballaggio finiscono ogni anno in Italia in
discarica, senza la possibilità di riutilizzo, con dei costi ambientali da non sottovalutare.
Esistono dei percorsi di valorizzazione e recupero?
Quali?
In che modo?
Le risposte a questi quesiti saranno presentate in occasione della conferenza finale del Progetto Europeo Life+ “ReplaceBELT”,
che si propone proprio di dimostrare che è possibile avviare una filiera di recupero e di riutilizzo sostenibile della plastica non da imballaggio.

UN POSSIBILE FUTURO PER LA PLASTICA NON DA IMBALLAGGIO

giovedì 29 giugno dalle ore 9.30 alle ore 13.00
presso la sede Etra di Rubano in via Galvani 1/A

 

REGISTRAZIONE:

La conferenza è aperta a esperti del settore e a chiunque sia interessato all’argomento. Per iscriversi cliccate nel link qui sotto:

Il programma dell’evento “Un possibile futuro per la plastica non da imballaggio” è disponibile al seguente link:

Per maggiori informazioni www.replacebelt.eu

CONTATTI:

Email:  eventi@etraspa.it

Tel.  049 8098140
da lunedì a giovedì 9.00-13.00 e 14.00-17.00; venerdì 9.00-13.0

 

Bando INAIL ISI 2016 su salute e sicurezza dei lavoratori

Bando INAIL ISI 2016 su salute e sicurezza dei lavoratori

Anche per quest’anno è stato confermato il Bando INAIL per il sostegno alle imprese che fanno investimenti con ricadute positive sulla salute e sicurezza sul luogo di lavoro.

Il Bando INAIL ISI 2016 su salute e sicurezza dei lavoratori è un contributo a Fondo Perduto del 65% fino a 130.000 euro per investimenti aziendali che abbiano ricadute positive sulla sicurezza e salute dei lavoratori.

Qui di seguito le principali aree di intervento che possono rientrare nel finanziamento INAIL ISI per la sicurezza:

  • Acquisto di macchinari
  • Bonifica aminato
  • Ristrutturazione o modifica degli ambienti di lavoro
  • Acquisto di dispositivi per lo svolgimento di attività in ambienti confinati
  • installazione, modifica o adeguamento di impianti elettrici
  • Progetti per l’adozione di modelli organizzativi e di responsabilità sociale
  • Interventi sulla sicurezza delle attività legate alla ristorazione

L’inserimento delle Domande deve avvenire dal 19 aprile 2017 al 05 giugno 2017.

Cliccando è disponibile la scheda sintetica del Bando.

Il marchio di certificazione dell'Unione Europea

Il marchio di certificazione dell’Unione Europea

Parliamo oggi di una nuova tipologia di marchio: il marchio di certificazione dell’Unione Europea. Il regolamento UE 2015/2424 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 dicembre 2015 ha introdotto la nuova figura del marchio di certificazione dell’Unione Europea, che entrerà in vigore il 1 ottobre 2017.

         Il marchio di certificazione potrà essere depositato da ogni persona, ente, istituzione, organismo e autorità, purché non svolga un’attività che comporta la fornitura di prodotti o servizi del tipo certificato. In altri termini, la nuova tipologia di marchio potrà essere registrata dai quei soggetti che hanno come scopo proprio la certificazione di prodotti o servizi, ovverosia che svolgano la funzione di verificare che i prodotti o servizi cui il marchio è associato rispettino certi standard e non, invece, da chi produca direttamente tali prodotti o servizi. Questa caratteristica, cioè l’estraneità del titolare del marchio al commercio diretto dei prodotti o servizi contraddistinti, dovrà averla anche qualsiasi soggetto che diventi proprietario del marchio di certificazione a seguito di trasferimento. Mentre, ovviamente, i partecipanti al sistema di certificazione potranno utilizzare il marchio d’impresa come segno per i prodotti o servizi che soddisfino i requisiti di certificazione.

         In particolare, come esplicitato nel regolamento, i marchi di certificazione dovranno essere idonei a distinguere i prodotti o i servizi certificati dal titolare del marchio in relazione ad almeno una delle seguenti caratteristiche: il materiale; il procedimento di fabbricazione dei prodotti o la prestazione del servizio; la qualità, alla precisione o ad altre caratteristiche. Tali caratteristiche dovranno essere contrapposte a quelle dei prodotti e servizi non certificati. Tuttavia, a differenza di quanto accade per i marchi collettivi, non potranno essere registrati come marchi di certificazione segni idonei a distinguere i prodotti o i servizi relativamente alla provenienza geografica dei medesimi.

         Sarà il regolamento d’uso del marchio di certificazione poi, da depositare entro due mesi dalla data di presentazione della domanda, ad indicare specificamente la persone abilitate ad usare il marchio, le caratteristiche che il marchio deve certificare, le modalità di verifica di tali caratteristiche e di sorveglianza del corretto uso del marchio. Nondimeno, il regolamento dovrà indicare altresì le condizioni di uso del marchio e le sanzioni per le eventuali violazioni.

         Tra i possibili ostacoli, è doveroso segnalare che il marchio di certificazione sarà rigettato se il pubblico rischia di essere indotto in errore circa il carattere o il significato del marchio, in particolare quando lo stesso non sembri un marchio di certificazione.

         Infine, la legislazione comunitaria ha tenuto conto delle difformità esistenti tra i vari ordinamenti giuridici nazionali, alcuni dei quali non contemplano un istituto analogo al marchio di certificazione, prevedendo che in tali ipotesi non si avrà la trasformazione del marchio di certificazione.

Lean Accounting semplificare processi amministrativi e di controllo di gestione

Lean Accounting: semplificare processi amministrativi e di controllo di gestione

Nonostante il nome questo nuovo modello di controllo di gestione non viene dal Sol Levante, ma dagli Stati Uniti. Una quindicina di anni fa qualcuno negli States si è posto due domande:

  • I tradizionali sistemi di controllo di gestione basati sulla determinazione dei costi standard e la verifica periodica delle varianze tra standard e consuntivi sono in grado di valutare i risultati di una trasformazione Lean?
  • Questi sistemi tradizionali sono snelli o sono molto complessi e tali da poter essere assimilati a quelli che nella logica Lean si definiscono “monumenti”?

Dopo un’analisi molto ben argomentata si è giunti alla conclusione che i sistemi a costi standard e varianze sono molto complicati da gestire e possono addirittura portare a decisioni contrarie alle logiche Lean.

Occorreva dunque pensare a un nuovo modello di controllo di gestione adatto ad aziende Lean. Tale modello fu chiamato “Lean Accounting e nel seguito cercheremo di descriverne gli aspetti fondamentali.

Il controllo prestazionale

La trasformazione Lean comporta un miglioramento nelle prestazioni: miglior servizio al cliente, minori scorte, migliore efficienza, riduzione dei Lead time, aumento della capacità produttiva ecc. Un obiettivo fondamentale del controllo di gestione deve essere perciò quello di misurare nel tempo l’andamento di queste prestazioni per poter verificare se l’azienda sta o no perseguendo i propri obiettivi prestazionali.

Il controllo economico

Uno dei pilastri della trasformazione Lean è la creazione di “Value Stream” ossia di flussi di valore relativi a famiglie sostanzialmente omogenee di prodotti. La logica del costo standard di singolo prodotto va quindi abbandonata perché eccessivamente complessa e fuorviante e sostituita da un Value Stream Costing.  Al Value Stream si attribuiscono tutti i costi e i ricavi effettivi di sua pertinenza.

Il Box Score

Per ogni Value Stream si produce periodicamente una sintesi inclusiva sia degli indicatori di performance che del conto economico di Value Stream.  Tale sintesi viene denominata Box Score, termine mutuato dal Baseball americano. Ovviamente gli indicatori possono essere diversi e specifici per ogni Value Stream. Ragionando per Value Stream e operando su costi e ricavi effettivi senza complicati calcoli di varianze la produzione del Box Score risulta molto più semplice e tempestiva. Alcune aziende arrivano a produrlo settimanalmente. Per arrivare al conto economico di azienda occorre aggiungere ai risultati economici dei Value Stream i costi delle strutture aziendali (es. l’Amministrazione) che non sono direttamente imputabili ai Value Stream.

Ecco un esempio di Box Score:

Lean Accounting semplificare processi amministrativi e di controllo di gestione

 

Figura 1: Esempio di Box Score. Si noti che, tra i dati forniti, vi sono anche informazioni relative alla capacità produttiva. La ragione è evidente: la trasformazione Lean riduce la capacità improduttiva, aumenta la capacità produttiva e conseguentemente genera capacità disponibile che può essere utilizzata per incrementare le vendite.

Alcune decisioni di impresa

Una delle critiche più serrate al sistema basato sui costi standard di prodotto è che la sua applicazione può portare a prendere decisioni sbagliate. Gli esempi più clamorosi riguardano i limiti del costo standard per prendere decisioni quali:

  • accettazione o meno di un ordine
  • produzione all’interno o all’esterno

Per quanto riguarda poi la determinazione dei prezzi di vendita, basarla sui costi standard può portare a proporre prezzi fuori mercato. La logica corretta è esattamente il contrario di quella tradizionale: occorre riconoscere che i prezzi li fa il mercato e che l’obiettivo dell’azienda è quello di definire e raggiungere dei target di costo che consentano, dati i prezzi di mercato, di assicurare il livello voluto di redditività.

Modalità di approccio al Lean Accounting

Occorre attendere che la trasformazione Lean sia completa per poter applicare il Lean Accounting? La risposta è no. In concreto lo si applica man mano che la trasformazione si attua sulla base del seguente metodo:

  • Formazione sul Lean Accounting fin dall’avvio della trasformazione Lean o appena possibile
  • Applicazione del Lean Accounting ad un Value Stream pilota
  • Verifica dei risultati ottenuti nel pilota e messa a punto del sistema
  • Estensione ad altri Value Stream man mano che vengono avviati

Benefici ottenibili

L’applicazione del Lean Accounting comporta una serie di risultati significativi:

  • Possibilità di misurare i risultati della trasformazione Lean
  • Drastica semplificazione del sistema di controllo della gestione
  • Maggiore comprensibilità dell’andamento aziendale
  • Possibilità di prendere decisioni più corrette

Un’azienda snella deve avere un sistema di controllo di gestione snello ed efficace e il Lean Accounting è un metodo che consente di andare in questa direzione.

Gli interventi contro la contraffazione in dogana

Gli interventi contro la contraffazione in dogana

Le agenzie doganali svolgono un’essenziale attività per la lotta alla contraffazione perché hanno la possibilità di controllare le merci immesse in un determinato territorio e di bloccare quelle che sospettano essere in contraffazione di marchi, design, brevetti e altri diritti di privativa di terzi.

Tale attività di controllo e blocco può essere svolta d’ufficio, ma nella maggior parte dei casi è svolta su istanza dei titolari dei diritti di proprietà industriale registrati. A livello comunitario questa attività è disciplinata in modo uniforme dal Regolamento UE 608/2013 “Tutela dei diritti di proprietà industriale da parte delle autorità doganali”.

I titolari di marchi registrati hanno la possibilità di chiedere l’intervento delle agenzie doganali sia a livello nazionale nei singoli Stati (istanza nazionale), sia unitariamente in tutto il territorio dell’Unione Europea (istanza unionale).

L’istanza nazionale può essere presentata sulla base di un marchio o design o brevetto o altro titolo di proprietà industriale registrato a livello nazionale o con validità nello Stato di interesse. L’istanza viene quindi diretta all’autorità doganale del singolo Stato ed occorre nominare localmente un contatto amministrativo, al quale le autorità doganali possano inoltrare le informazioni relative a blocchi di merci contraffatte.

L’istanza unionale, invece, può essere basata su titoli validi nell’Unione Europea (marchi e design UE) e può essere diretta a tutte le autorità doganali di tutti gli Stati dell’Unione Europea o alcuni di essi. In tal caso può anche essere sufficiente nominare un solo contatto amministrativo.

In entrambi i casi i titolari dei diritti di proprietà industriale registrati devono produrre non solo copia dei certificati attestanti la registrazione dei marchi, design o brevetti, ma anche tutte le informazioni utili per identificare i prodotti originali. Per esempio, può risultare utile fornire fotografie di etichette, modalità di presentazione e confezione dei prodotti originali, informazioni sui nomi dei fornitori e degli importatori autorizzati. In tal modo le autorità doganali possono escludere dai controlli, e quindi non bloccare, i prodotti che rientrano nei parametri dei prodotti originali e possono bloccare solo le merci che sono appunto sospette di costituire delle contraffazioni.

In caso di blocco di prodotti sospetti, l’autorità doganale informa prontamente il titolare o il contatto amministrativo indicato nell’istanza, inoltrandogli immagini ed informazioni sulle merci bloccate e concedendo un termine di dieci giorni (tre per le merci deperibili) per comunicare se si tratta di merci originali o contraffate.

Se il titolare ritiene che le merci siano effettivamente contraffatte, deve presentare entro tale termine un documento (perizia) con cui afferma il suo convincimento e comunica alle dogane l’intenzione di avviare un procedimento legale.

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Il rating di legalità: nuovo regolamento e vantaggi per le imprese

Negli ultimi anni le imprese tendono sempre più a coniugare gli aspetti reddituali ed economici con i principi dell’etica aziendale, della legalità e della trasparenza.

In questo contesto si è mosso il legislatore al fine di offrire un adeguato riconoscimento alle imprese che spontaneamente decidano di orientarsi verso il raggiungimento di questi obiettivi, soprattutto nell’ambito del rispetto della legge al fine di arginare il fenomeno della cd. Corporate criminality. Per questa ragione nel 2012 il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento uno strumento specificatamente destinato al rispetto di prerogative di conformità alle leggi, vale a dire il rating di legalità.

Esso è destinato alle imprese che rispettino i requisiti individuati dallo stesso Regolamento n. 24075, in vigore dal 2 gennaio 2013, che ne definisce gli elemento fondamentali.

Il rating può variare in un range e viene attribuito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla base delle dichiarazioni presentate dalle aziende.

La valutazione avviene sulla base di diversi parametri e requisiti e afferiscono sia alle persone giuridiche richiedenti il rating che alle persone fisiche ad esse appartenenti.

Ai fini dell’accesso al rating, oltre che la necessaria assenza di condanne e di provvedimenti di accertamento in relazione all’impresa richiedente, altri elementi rilevanti sono rappresentati dall’utilizzo di strumenti finanziari tracciabili per importi superiori alla soglia di legge, nonché dall’assenza di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici e di comunicazioni antimafia interdittive in corso di validità. Il Regolamento consente di incrementare il punteggio base, a condizione che siano rispettati ulteriori requisiti premiali tra cui l’aver denunciato all’autorità giudiziaria uno dei reati previsti dal Regolamento AGCM.

Uno dei maggiori benefici connessi al rating sta nella possibilità di avere più facilmente accesso al credito bancario. Nell’ambito, infatti, della loro attività, le banche devono tener conto del rating di legalità e definire i riflessi che lo stesso ha sui tempi e i costi dei procedimenti di istruttoria.

Il Regolamento in questione ha previsto un meccanismo di monitoraggio continuo di tali dinamiche.

Un’attenzione particolare è stata data al rating di legalità anche “in sede di concessione di finanziamenti da parte di pubbliche amministrazioni”, stabilendo che le imprese che ne sono in possesso possono beneficiare di un sistema di premialità, il quale dipende dalla natura, entità e finalità del finanziamento, nonché i destinatari e la procedura per l’erogazione. Nell’ambito delle procedure di appalto e concessioni particolare importanza viene data anche ai parametri di tipo qualitativo e reputazionale.

Pur trattandosi di uno strumento di recente introduzione, il rating di legalità ha subito diverse modifiche che perseguono l’obiettivo di rendere più efficace il controllo esercitato in sede di conferimento del rating e di aumentare il livello di legalità richiesto alle imprese.

La diffusione di questo strumento presso le aziende ha conosciuto, negli anni, un incremento molto sostenuto, anche grazie a una maggiore consapevolezza dei benefici. Le richieste intervenute tra il 2014 e il 2015 sono infatti triplicate, trend confermato anche nel 2016.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto pratico, l’impresa, al fine di ottenere il rating di legalità, è tenuta a compilare e presentare all’AGCM l’apposito Formulario reperibile sul sito dell’Autorità che si compone di una parte relativa ai dati dell’azienda, ai requisiti per l’attribuzione del rating e alle dichiarazioni relative alla determinazione del punteggio.

Il Formulario è trasmesso via pec all’AGCM che delibera l’attribuzione del rating entro 60 giorni dalla ricezione della domanda, salvo diversa disposizione di proroga. La domanda sarà inviata all’ANAC, al Ministero di Giustizia e al Ministero dell’Interno per eventuali osservazioni.

Il rating ha durata biennale e può essere rinnovato, salvo il permanere dei requisiti che hanno contribuito all’attribuzione del rating. In caso contrario l’AGCM potrà procede con una riduzione del punteggio o con la revoca del rating stesso.