Oic 24 Immobilizzazioni Immateriali

Oic 24: Immobilizzazioni Immateriali

Il principio contabile Oic 24 ha lo scopo di disciplinare i criteri per la rilevazione, classificazione e valutazione delle immobilizzazioni immateriali. Questo definisce le immobilizzazioni immateriali come immobilizzazioni mancanti di tangibilità, costituite da costi che non esauriscono la loro utilità in un solo periodo ma manifestano benefici economici in più esercizi.

Le immobilizzazioni immateriali sono costituite da: oneri pluriennali, beni immateriali, avviamento, immobilizzazioni immateriali in corso e acconti.

RILEVAZIONE E VALUTAZIONE

1) Oneri pluriennali

Sono costi che non esauriscono la loro utilità nell’esercizio in cui sono sostenuti, hanno caratteristiche difficilmente determinabili e comprendono i costi di impianto e ampliamento, i costi della ricerca applicata e i costi di sviluppo, i costi di pubblicità e altri costi simili.

Gli oneri pluriennali possono essere iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale solo se:

- è stata dimostrata la loro utilità futura;

- esiste una correlazione oggettiva con i benefici futuri di cui godrà la società;

- è stimabile con ragionevole certezza la loro ricuperabilità.

L’utilità pluriennale è giustificabile solo in seguito al verificarsi di determinate condizioni gestionali, produttive, di mercato che al momento della rilevazione iniziale dei costi devono risultare dal piano economico aziendale.

  1. Costi di impianto e ampliamento: sono costi che si sostengono in momenti particolari del ciclo di vita della società . La rilevazione di tali costi nell’attivo dello stato patrimoniale è consentita solo se si dimostra la congruenza ed il rapporto causa- effetto tra i costi in questione ed il beneficio che dagli stessi la società si attende.

Tra questi costi troviamo:

- I costi di start-up: sono imputati a conto economico dell’esercizio in cui sono sostenuti. Essi possono essere capitalizzati solamente quando sono rispettate due condizioni: i costi devono essere direttamente attribuibili alla nuova attività e limitati al periodo antecedente al possibile avvio, inoltre dev’essere rispettato il principio di ricuperabilità dei costi.

- I costi di addestramento e di qualificazione del personale e dei lavori ad esso assimilabili, sono costi di periodo e pertanto iscritti a conto economico dell’esercizio in cui si sostengono. Possono essere capitalizzati solo quando assimilabili ai costi di start-up e sostenuti in relazione ad un’attività di avviamento di una nuova società. Tali costi, precisa il nuovo principio, sono differibili se sostenuti in relazione ad un processo di riconversione o ristrutturazione aziendale, approvato dagli amministratori.

- Costi straordinari di riduzione del personale (ad esempio gli incentivi) non sono capitalizzabili nell’attivo dello stato patrimoniale in quanto vengono sostenuti in momenti di aleatorietà della vita della società, oltre ad essere eliminazioni di fattori produttivi.

- Costi di avviamento di impianti di produzione sono costituiti dalla differenza tra i costi di produzione dei beni oggetto di scambio per la società generati da impianti a regime e quelli rilevati durante la fase di avviamento di un impianto. Tali costi possono essere capitalizzati tra i costi di impianto e ampliamento se vi sono fondate aspettative di recuperali attraverso flussi di ricavi futuri, sufficienti a coprire tutti i costi, incluso l’ammortamento.

  1. Costi di ricerca, sviluppo e pubblicità

- I costi di ricerca applicata e sviluppo sono composti da una serie variegata di costi che hanno tutti come filo conduttore l’attività in esame. Di conseguenza si ricomprendono tra questi costi: salari, stipendi ed altri costi relativi al personale impiegato nell’attività di ricerca e sviluppo; ammortamento di beni immobili, impianti e macchinari, impiegati nell’attività di ricerca e sviluppo; costi indiretti, diversi dai costi e dalle spese generali ed amministrativi, relativi alle attività di ricerca e sviluppo.

I costi di sviluppo sono iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale solo se:

- sono relativi ad un prodotto o processo chiaramente definito, nonché identificabili e misurabili;

- si riferiscono ad un progetto realizzabile, cioè tecnicamente fattibile, per cui la società dispone delle risorse necessarie;

- sono recuperabili. La società deve avere prospettive di reddito in modo che i ricavi derivanti dalla realizzazione del progetto siano almeno sufficienti a coprirne i costi.

Diversamente i costi di ricerca possono essere imputati solamente a Conto economico

- I costi di pubblicità sono generalmente costi imputati a conto economico. Tuttavia qualora essi si sostengano in modo non ricorrente, per azioni dalla quale la società si attende importanti e duraturi ritorni economici, risultanti da piani di vendita approvati formalmente,possono essere capitalizzati.

2) Beni immateriali

Sono iscritti nell’attivo dello stato patrimoniale solo se:

- sono individualmente identificabili, ossia quando il bene è separabile e pertanto può essere venduto, trasferito, dato in licenza ecc.;

- il costo è stimabile con sufficiente attendibilità.

I beni immateriali ricevuti gratuitamente non sono capitalizzabili poiché manca il sostenimento del costo e non è generalmente possibile individuare elementi valutativi attendibili.

Inoltre per i beni immateriali il costo di acquisto comprende anche i costi accessori, ossia tutti quei costi connessi all’acquisto che la società sostiene affinché possa essere utilizzata l’immobilizzazione.

  1. a. Diritti di brevetto industriale

Rappresentano il diritto esclusivo di sfruttamento di un’invenzione e, se acquistati a titolo oneroso, sono iscrivibili nell’attivo dello stato patrimoniale nell’esercizio in cui si realizza il passaggio del titolo di proprietà del brevetto. Sono inoltre capitalizzabili anche i costi di acquisto e i costi accessori necessari per la realizzazione del brevetto e per la sua effettiva implementazione nel contesto operativo e produttivo.

Qualora il contratto di acquisto del brevetto comportasse anche il sostenimento futuri corrispettivi commisurati ai volumi di produzione o delle vendite, questi non sono iscrivibili tra le immobilizzazioni immateriali ma andranno imputati a conto economico, mentre sono ammortizzabili le somme una tantum erogate per l’acquisizione di brevetti in licenza d’uso.

  1. b. Diritti di utilizzazione delle opere d’ingegno

I diritti d’autore che comprendono le opere di ingegno di carattere creativo e altri mezzi multimediali di espressione, si iscrivono nell’attivo dello stato patrimoniale solo alle seguenti condizioni:

- titolarità di un diritto esclusivo di edizione, rappresentazione ed esecuzione derivante da un diritto d’autore o da un contratto che attui la traslazione dei diritti stessi;

- possibilità di determinazione attendibile del costo di acquisizione dei diritti;

- recuperabilità negli esercizi successivi di costi iscritti tramite benefici economici che si svilupperanno dallo sfruttamento dei diritti stessi.

Nel caso di produzione interna essi possono essere capitalizzati solo se rispecchiano i criteri previsti in tema di ricerca e sviluppo, mentre se questi sono stati acquisiti all’esterno, il costo iscrivibile è dato dal costo diretto più i costi accessori.

  1. Concessioni, marchi, licenze ed altri diritti simili

- Le concessioni sono provvedimenti con i quali la pubblica amministrazione trasferisce ad altri soggetti, propri diritti o poter con relativi obblighi ed oneri.

- Le licenze, iscritte a questa voce, sono autorizzazioni con le quali si consente l’esercizio di attività regolamentate.

- Il marchio è uno dei segni distintivi dell’azienda capitalizzabile tra le immobilizzazioni immateriali, sia quello prodotto internamente sia quello acquistato a titolo oneroso da terzi.

Sono esclusi dalla capitalizzazione i costi sostenuti per l’avvio del processo produttivo del prodotto tutelato dal marchio e per l’eventuale campagna promozionale.

3) Avviamento

L’avviamento può essere generato internamente o acquistato titolo oneroso.

esso è iscritto tra le immobilizzazioni immateriali, se:

- è acquisito a titolo oneroso;

- ha un valore quantificabile in quanto incluso nel corrispettivo pagato;

- è costituito all’origine de oneri e costi ad utilità differita nel tempo che garantiscono benefici economici futuri;

- è soddisfatto il principio della recuperabilità del relativo costo (non si è in presenza di un cattivo affare).

Di conseguenza non è capitalizzabile tra le immobilizzazioni immateriali l’avviamento generato internamente dall’impresa.

Il valore si determina come differenza tra il prezzo complessivo sostenuto per l’acquisizione dell’azienda, o il ramo d’azienda, e il valore corrente attribuito agli elementi patrimoniali attivi e passivi.

4) Immobilizzazioni in corso e acconti

Questa tipologia di immobilizzazioni che comprende i costi interni ed esterni sostenuti per la realizzazione di un bene per il quale non è stata ancora acquisita la piena titolarità del diritto o per i quali non si è ancora completato il progetto, sono rilevati alla voce BI6. I valori iscritti tra le immobilizzazioni rimangono esposti al costo storico fino a quando non sia stato completato il progetto o si sia acquistata la titolarità del diritto, in questo caso i valori saranno riclassificati alle rispettive voci di competenza delle immobilizzazioni immateriali.

AMMORTAMENTO

Il valore delle immobilizzazioni immateriali è rettificato dagli ammortamenti, i quali decorrono dal momento in cui l’immobilizzazione è disponibile e pronta per l’uso. La quota di ammortamento imputata a ciascun esercizio si riferisce alla ripartizione del costo sostenuto sull’intera durata dell’utilizzazione.

Per i beni immateriali non vi è un limite esplicito per la durata dell’ammortamento (ad eccezione dei costi di impianto e ampliamento, ricerca e sviluppo e per i costi di pubblicità) tuttavia non è consentito l’allungamento del periodo di ammortamento oltre il limite legale o contrattuale.

Il metodo di ammortamento a quote costati è il metodo più diffuso e di facile applicazione, ma esistono altre metodologie: ammortamento quote decrescenti e a quote crescenti, quest’ultimo non ammesso poiché contrasta con il principio di prudenza.

Il principio contabile espone l’ammortamento dei principali beni immateriali che sono già stati riportati in precedenza per ogni tipologia di bene.

RIVALUTAZIONE

Le immobilizzazioni immateriali possono essere rivalutate solo qualora leggi speciali lo richiedano o lo permettano, di conseguenza non sono ammesse rivalutazioni volontarie o discrezionali.

I criteri per procedere alla rivalutazioni, e le metodologie, devono essere specificati dalla legge speciale; laddove così non fosse questi elementi devono essere determinati sulla base dei principi di rappresentazione veritiera e corretta del bilancio.

LE NOVITÀ’ INTRODOTTE DAL NUOVO “OIC24”

1) Avviamento

  • è stata riformulata e integrata la definizione di avviamento;
  • è stato previsto che il periodo di ammortamento dell’avviamento possa estendersi per una durata massima di venti anni, mentre la precedente bozza diffusa per la consultazione prevedeva l’ammortamento in massimo dieci anni.

2) Classificazione dei costi relativi all’acquisto a titolo di licenza d’uso di software applicativo ed           i costi di know-how

  • è stata modificata la classificazione di tale costi, modificandola da B.I.4 concessioni, licenze, marchi e diritti simili a B.I.3 diritti di brevetto industriale e diritti di utilizzazione delle opere di ingegno.

3) Costi di ricerca e sviluppo

  • in conformità alla direttiva europea è stato modificato l’art.2426, c.1 n.5, del codice civile.

Di conseguenza i costi di ricerca applicata che potevano essere, a determinate condizioni, iscritte nell’attivo dello Stato patrimoniale, oggi sono da imputare esclusivamente a Conto economico. I costi di sviluppo prima capitalizzabili in massimo cinque anni, ora potranno essere ammortizzati in base alla loro vita utile, che potrà perciò essere superiore ai cinque anni precedentemente previsti.

4) Costi di addestramento e qualificazione

  • sono state precisate le ragioni per le quali i costi in oggetto sono capitalizzati (operazioni che si sostanziano in un investimento sugli attuali fattori produttivi e comportano un profondo cambiamento nella struttura produttiva, commerciale e amministrativa), confermando che i costi di riduzione straordinaria del personale sono spesati perché non rispettano tali requisiti.

5) Somme una tantum

  • in relazione ai brevetti, diritti di sfruttamento di opere, marchi, licenze e concessioni, qualora il contratto preveda oltre al corrispettivo iniziale delle somme erogate una tantum (corrispettivi aggiunti commisurati a diverse variabili tra le quali gli effettivi volumi di produzione), tale costo non è iscrivibile tra le immobilizzazioni immateriali.

6) Migliorie su beni di terzi

  • si è precisato che laddove il contratto di locazione o leasing a cui si riferiscono i costi per migliorie e spese incrementative su beni di terzi, cessi prima della scadenza tali costi sono rilevati direttamente a conto economico, salvo il caso in cui la cessazione del contratto dipenda dall’acquisto del bene da parte della società;
  • il nuovo principio fornisce inoltre precisazioni circa il momento in cui i costi per la realizzazione interna di un progetto sono classificati tra i costi di ricerca e sviluppo, la disciplina dei software non tutelati, il trattamento a bilancio delle svalutazioni di immobilizzazioni rivalutate.

7) Ammortamento marchi

  • è stato ampliato l’arco temporale di ammortamento dei marchi, portandolo da dieci a venti anni.

6) Rivalutazioni

  • è stata inserita una precisazione circa la possibilità di effettuare rivalutazioni su un bene immateriale. Si è precisato infatti che se la legge speciale stabilisce che la rivalutazione di un bene immateriale dev’essere effettuata in base a parametri prestabiliti e l’adozione di tali parametri comporta l’iscrizione di un valore rivalutato che negli esercizi successivi sarà svalutato con rilevazione della perdita durevole a conto economico, se non disposto diversamente dalla legge.

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Come si sceglie un marchio

Come si sceglie un marchio

Quando si sceglie un marchio, non sempre si tiene conto del fatto che il segno prescelto può influire sulla validità o meno del marchio e, nel caso di un marchio valido, sulla maggiore o minore intensità della sua tutela. In altri termini, certi segni potranno dar luogo a marchi nulli, altri ai c.d. “marchi deboli” e altri ancora ai c.d. “marchi forti”. La distinzione tra marchi deboli e marchi forti è il risultato dell’elaborazione giurisprudenziale italiana. L’ovvio consiglio è quello di non depositare marchi nulli, di evitare se possibile di depositare “marchi deboli”, e di cercare di depositare “marchi forti”.

Il marchio nullo
Un marchio è nullo quando manca di “capacità distintiva” o quando non è “nuovo”.

Capacità distintiva
Per possedere”capacità distintiva”, il segno utilizzato come marchio non deve identificarsi con la denominazione generica del prodotto o dei servizi che contraddistingue o con indicazioni descrittive come per esempio la qualità, la quantità, la destinazione, il valore, la provenienza geografica, ecc.. Ad esempio sono stati dichiarati nulli i marchi “Sicily on line” per servizi on-line, “crescita miracolosa” per fertilizzanti, DMP (Digital Music Product) per compact disks. Inoltre sono nulli i marchi che consistano esclusivamente in termini d’uso comune quali: impresa, società, azienda, super, extra, ultra. Alcuni segni possono essere registrati come marchi qualora abbiano acquistato nel tempo carattere distintivo in seguito all’uso che ne è stato fatto.
Nuovo. Per limitare il rischio di depositare e usare come marchio un segno di titolarità altrui è consigliabile effettuare ricerche di anteriorità tra i marchi identici o simili, depositati o registrati per prodotti identici od affini a quelli che si intendono contraddistinguere con il proprio marchio.

Il marchio debole
Un marchio è considerato “debole” quando si avvicina alla denominazione generica o descrittiva del prodotto o servizio, senza però coincidere con questa. Naturalmente un marchio nato “debole” può rafforzare la propria capacità distintiva in seguito all’uso ed alla notorietà. Un tale marchio si dice “debole” perché si ritiene, generalmente, che i concorrenti possano depositare e utilizzare lecitamente un marchio che si differenzi da quello anteriore anche solo per lievi variazioni. Normalmente si depositano marchi “deboli” quando si intende far capire immediatamente al consumatore quale sia il tipo di prodotti che il marchio contraddistingue.
Il marchio forte
Un marchio è considerato “forte” quando non presenta alcuna attinenza con la denominazione generica e le caratteristiche dei prodotti ai quali si riferisce.

Consigli per un marchio definito da una parola

1) Il marchio deve trasmettere qualcosa al consumatore
2) Il marchio deve essere facilmente pronunciabile e memorizzabile
3) Prima di studiare il marchio è opportuno valutare chi è il consumatore
4) Prima di studiare il marchio valutare in quali Paesi si utilizzerà il marchio in quanto non deve avere un significato sgradevole in alcune lingue e comunque deve essere facilmente pronunciabile
5) Il marchio dovrebbe essere fra le 4 e le 8 lettere
6) Valutare la possibilità di depositare il marchio per più classi merceologiche
7) Più il marchio è debole e cioè ricorda il prodotto più possono nascere successivamente marchi simili ma nello stesso tempo il consumatore comprende più facilmente la tipologia del prodotto contraddistinto dal marchio
8) Più il marchio è forte e più può essere utilizzato per impedire l’utilizzo di marchi simili ma nello stesso tempo occorrono più investimenti pubblicitari in quanto non ricorda il prodotto
9) Prima di utilizzare ed eventualmente depositare un marchio eseguire una ricerca di anteriorità.

Programma LIFE 2014-2020

Programma LIFE 2014-2020

Programma LIFE 2014-2020

Contributi europei per le imprese che puntano ad un’economia efficiente e al miglioramento della qualità dell’ambiente con il Programma LIFE 2014/2020

LIFE è lo strumento di finanziamento del nuovo programma di azione per il clima e l’ambiente, ha un budget di 3.456 miliardi di euro per il periodo e ha lo scopo di contribuire allo sviluppo sostenibile e al raggiungimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. L’agevolazione è un contributo a fondo perduto del 60% dei costi complessivi, erogato per anticipi. Risultano particolarmente adatte le partecipazione di partnership pubblico-private che possono in ogni caso diversamente dagli altri Programmi Europei rimanere nell’ambito nazionale.

LIFE finanzia progetti dimostrativi volti a migliorare alcune problematiche ambientali individuate nelle seguenti priorità per il 2016-2017:

- Progetti per garantire un uso sicuro ed efficiente delle risorse idriche, migliorando la gestione quantitativa dell’acqua, preservando un elevato livello di qualità dell’acqua ed evitando l’uso improprio e il deterioramento delle risorse idriche.

- Progetti che fanno ricorso a metodi, tecnologie e azioni principalmente alla fonte dei rifiuti, a fini di prevenzione e riutilizzo e di raccolta differenziata dei rifiuti municipali, rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche, batterie e accumulatori, veicoli fuori uso, imballaggi, rifiuti da costruzione e demolizione, rifiuti di origine medica, rifiuti biologici, compresi i rifiuti legati agli alimenti, rifiuti domestici pericolosi.

- Progetti di gestione integrata della plastica concepiti per favorire una maggiore riciclabilità, la cernita e il riciclaggio di alta qualità, la progettazione ecologica, la gestione degli articoli di plastica diversi dagli imballaggi, la prevenzione degli articoli monouso di plastica o la riduzione e la bonifica dei rifiuti abbandonati.

- Progetti che applicano nuovi modelli aziendali per garantire l’efficienza nell’impiego delle risorse, anche instaurando pratiche di impiego efficiente delle risorse nelle piccole e medie imprese (PMI), con particolare attenzione all’impatto sull’ambiente, alla durabilità, al riutilizzo, alla riparazione e al riciclaggio dei loro prodotti e processi.

- Progetti che riducono gli effetti delle sostanze chimiche (compresi i nanomateriali e i biocidi) sull’ambiente o sulla salute umana introducendo un uso più sicuro o più sostenibile delle sostanze chimiche o limitando al minimo l’esposizione alle sostanze chimiche tossiche presenti nei prodotti o nell’ambiente, tramite la loro sostituzione con sostanze più sicure o con soluzioni non chimiche.

- Progetti volti a ridurre le emissioni di ammoniaca e di particolato di origine agricola a sostegno dell’applicazione del codice di buona pratica dell’UNECE per la riduzione delle emissioni di ammoniaca e di particolato di origine agricola.