Cambiamenti in vista per il Credito d’imposta R&S

Cambiamenti in vista per il Credito d’imposta R&S

Come ogni anno la fine del mese di ottobre rappresenta l’inizio delle anticipazioni dei principali interventi del Governo inseriti all’interno della prossima Legge di Stabilità per l’anno 2019.
Fra questi, secondo recenti comunicati, vi è anche una rivisitazione del Credito d’Imposta per la Ricerca e Sviluppo, già oggetto in passato, di consistenti interventi correttivi.

La prima novità è rappresentata dalla riduzione del massimale annuo del beneficio fiscale da 20 a 10 milioni di euro, originariamente fissata per l’esercizio 2015 a 5 milioni.

La seconda novità è data da una ennesima rivisitazione delle aliquote del credito per singola voce di spesa; l’attuale 50%, previsto indistintamente per tutti i costi ammissibili, sarà riconosciuto solo per il personale e i contratti sottoscritti con università, centri di ricerca e altre imprese.

Le rimanenti voci, e cioè le strumentazioni e attrezzature di laboratorio, relativamente alla loro quota di ammortamento, e le competenze tecniche e le privative industriali, passano al 25%, ritornando, quindi, alla situazione iniziale prevista dall’articolo 1, comma 35, della Legge 190/2014 e dal decreto Attuativo del 27/05/2015.

Da qui a fine anno sicuramente ci saranno ulteriori anticipazioni in materia che sarà nostra cura comunicarVi a chiarimento e approfondimento di quanto allo stato attuale, in modo molto stringato, è dato sapere.

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo chiarimenti dell’Agenzia delle entrate in materia di operazioni straordinarie

Credito d’imposta per attività di ricerca e sviluppo: chiarimenti dell’Agenzia delle entrate in materia di operazioni straordinarie

Il credito d’imposta per le attività di ricerca e sviluppo è stato introdotto nel nostro ordinamento dall’art. 3 del D.L. 145/2013 poi successivamente modificato, da ultimo con la Legge di Bilancio 2017. Nell’attuale formulazione l’agevolazione è riconosciuta nella misura del 50% per tutte le tipologie di spesa sostenute. In particolare sotto il profilo oggettivo trova applicazione per gli investimenti in attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale tra cui rientra la produzione e il collaudo di prodotti, processi e servizi. Tali investimenti dovranno essere effettuati a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2020.

Con la circolare n. 10/E del 16.05.2018, l’Agenzia delle entrate è intervenuta in relazione alla fruizione del credito d’imposta R&S nel caso di operazioni straordinarie, quali fusione, scissione, trasformazione e conferimento d’azienda, al fine di levare qualsiasi dubbio interpretativo in materia.

Nello specifico per quanto riguarda la trasformazione la problematica che può sorgere nella determinazione del credito d’imposta attiene alla formazione di periodi fiscali autonomi di durata differente da quella usuale. L’Agenzia afferma che il periodo compreso tra l’inizio del periodo d’imposta e la data in cui ha effetto la trasformazione costituisce autonomo periodo d’imposta in relazione alla quale la società trasformata ha diritto a calcolare il credito d’imposta considerando i costi imputabili in base alla regola della competenza prevista dalla disciplina agevolativa.

Per i periodi d’imposta successivi la società risultante dall’operazione di trasformazione calcola il credito d’imposta avendo come riferimento la media storica determinata in capo alla società trasformata per il suo intero valore. Nel caso in cui la trasformazione abbia avuto luogo in uno dei periodi rilevanti ai fini del calcolo della media storica, la società risultante dalla trasformazione per accedere al beneficio dovrà considerare nel calcolo anche i costi sostenuti prima della trasformazione.

Anche le operazioni di fusione e scissione presentano delle complessità sempre in relazione al calcolo dell’agevolazione, specie nel caso in cui tali operazioni siano poste in essere nel corso di uno dei periodi d’imposta rilevanti ai fini della determinazione della media di riferimento o se realizzate in uno dei periodi agevolati. Nella prima ipotesi il soggetto risultante dall’operazione è tenuto a considerare anche i costi rilevanti ai fini del calcolo del parametro storico di riferimento sostenuti dalle società incorporate o fuse. Nella seconda ipotesi occorre distinguere a seconda che le operazioni abbiano avuto effetti retroattivi o meno con la distinzione che, se l’operazione è retrodatata gli investimenti agevolabili sostenuti fino al giorno antecedente l’operazione rilevano in capo al soggetto incorporante o risultante, se l’operazione non è retrodatata la stessa determina la chiusura dell’esercizio delle incorporate o fuse e relativamente a tale autonomo periodo d’imposta la società ha diritto ad un credito d’imposta in relazione ai costi sostenuti fino alla data dell’operazione.

Infine occorre precisare che la circolare in commento dev’essere intesa come integrativa rispetto ai precedenti interventi in materia, e l’Agenzia precisa che la correzione di comportamenti difformi tenuti per errata interpretazione della norma potrà essere esercitata presentando una dichiarazione integrativa con successivo versamento del maggior credito utilizzato oppure con la sola presentazione della dichiarazione integrativa con la corretta indicazione del credito se invece l’errore ha comportato la determinazione di un minor credito.

Smact Competence Center

Smact Competence Center

Nel contesto degli interventi previsti dal Piano Industry 4.0. (2017–2020), accanto alle misure volte all’incremento degli investimenti delle aziende, fra le molte misure previste lanciate nel 2016 dal Governo Italiano (MISE e MIUR) vi è la creazione di alcuni selezionati Competence Center ad alta specializzazione, che si configurano come hub dell’innovazione, partnership pubblico private che opereranno principalmente in 3 aree: orientamento, alta formazione e ricerca applicata.

La prima funzione, quindi, è l’orientamento alle imprese, in particolare PMI, attraverso la predisposizione di una serie di strumenti volti a supportare le imprese nel valutare il loro livello di maturità digitale e tecnologia. La seconda area è la formazione alle imprese, al fine di promuovere e diffondere le competenze in ambito Industria 4.0 mediante attività di formazione in aula e sulla linea predittiva e su applicazioni reali. Terza funzione è l’attuazione di progetti di innovazione, ricerca industriale e sviluppo sperimentale, proposti dalle imprese, compresi quelli di natura collaborativa tra le stesse, e fornitura di servizi di trasferimento tecnologico in ambito Industria 4.0, anche attraverso azioni di stimolo alla domanda di innovazione da parte delle imprese, in particolare delle PMI.

Recentemente il Ministero dello Sviluppo economico ha pubblicato il bando per la presentazione dei progetti per la costituzione delle Competence Center, volto a selezionare le migliori partnership pubblico private a livello nazionale. A seguito della pubblicazione del bando MISE, le Università firmatarie stanno predisponendo il progetto per una partneship che unirà le eccellenze scientifiche degli Atenei con le competenze dei provider tecnologici e delle aziende del Nord Est, intorno alle tecnologie SMACT: Social, Mobile, Analytics, Cloud, Internet of Things. Le agevolazioni come l’iperammortamento e i finanziamenti hanno poco significato se non sono supportati da un progetto di innovazione insieme a Università e centri di trasferimento tecnologico. Le macchine acquistate se non concepite in un contesto più ampio, perdono di significato. I Competence Center devono dare supporto alle aziende per investire e dar luogo a una trasformazione digitale che abbia un senso e che le possa aiutare a fare profitto e posizionarsi sul mercato. L’obiettivo è quello di creare un ecosistema capace di mettere in relazione le imprese del Made in Italy con gli attori dell’innovazione e con gli investitori, al fine di permettere alle imprese di crescere quantitativamente ma anche qualitativamente, traducendo in nuovi prodotti e processi le  opportunità offerte dalle tecnologie SMACT.

Il progetto di Competence Center punta all’applicazione delle tecnologie 4.0 a settori chiave del Made in Italy: automazione, abbigliamento, arredamento e agroalimentare. La 4°Rivoluzione industriale apre innumerevoli opportunità per le filiere produttive italiane, dall’efficientamento dei processi e miglioramento della produttività, al ripensamento dei prodotti, alla migliore capacità di risposta alle esigenze del mercato e a nuovi modelli di business per crescere o soddisfare nuovi bisogni. Tali opportunità devono essere sfruttate al massimo adottando soluzioni mirate rispetto all’attuale settore industriale italiano, che permettano il passaggio da un modello frammentato a un modello di filiera interconnesso, in cui le imprese operano congiuntamente per fornire un output competitivo grazie a processi produttivi gestiti in real time e a modelli di business rinnovati sulla base della domanda. L’idea è di non guardare singolarmente a questi componenti della tecnologia 4.0 ma di unirli al servizio della manifattura made in Italy.

Globalmente, i Competence Center (CC) nazionali nasceranno con le seguenti caratteristiche e mission.

Caratteristiche

  • Forte coinvolgimento di poli universitari di eccellenza e grandi player privati
  • Contribuzione di stakeholder chiave (es. centri di ricerca, start-up)
  • Polarizzazione dei centri su ambiti tecnologici specifici e complementari
  • Modello giuridico e competenze manageriali adeguate
  • Sviluppo e interconnessione all’interno dei Digital Innovation Hub, che faranno da ponte tra imprese, ricerca e finanza

Mission

  • Formazione e awareness suI 4.0
  • Live demo su nuove tecnologie e accesso a best practice in ambito I4.0
  • Advisory tecnologica per PMI su I4.0
  • Lancio ed accelerazione di progetti innovativi e di sviluppo tecnologico
  • Supporto a sperimentazione e produzione “in vivo” di nuove tecnologie I4.0
  • Coordinamento con centri di competenza europe.

 

Le tecnologie SMACT

Social network: 

I social network sono diventati sinonimi di digital transformation e possono essere utilizzati dalle imprese per favorire il customer engagement e l’employee empowerment, nonché la creazione di comunità di interesse, pratica, apprendimento, supporto e lo sviluppo di progetti di crowd-sourcing finanziario e di idee.

Mobile platform & apps:

Oggi ci sono più di 300 milioni di utenti internet, ma soprattutto 900 milioni di utenti di mobile device. Il mercato dell’e-commerce è, quindi, soprattutto prerogativa dei mobile device e del mondo delle app. La mobilità è un must per la creazione di valore attraverso “micro-momenti”, innovazione di tipo collaborativo, connessione con i clienti, esperienza a 360 gradi e geo-localizzazione di marketing.

Advanced Analytics and Big Data:

Il mercato mondiale del software open source per l’archiviazione e l’analisi dei Big data passerà da 1,5 mld $ del 2012 a 50,2 mld nel 2020. È fondamentale, quindi, progettare metodi per acquisire e memorizzare in modo efficace la grande mole di dati generati, nonché gli algoritmi di analisi per rendere fruibili tali dati in funzione dello scopo, dall’elaborazione della strategia di procurement ai modelli di forecasting dei reclami in garanzia, ai livelli ottimali di scorte, ecc.

Cloud:

Nel 2017 la spesa nel cloud da parte delle aziende è stata di 235 mld $, un valore triplicato rispetto al 2011. Il Cloud rappresenta la piattaforma di riferimento sulla quale appoggiare la trasformazione digitale e l’IoT. Impatterà sull’agilità di fare  business, sulle economie di scala, sulla globalizzazione, nonché comporta sin da oggi una maggior attenzione alle tematiche di cyber security, altrettanto importanti per la competitività e la sicurezza aziendali.

Internet of Things:

Entro il 2020 ci saranno 30 miliardi di «cose» connesse e l’IoT creerà globalmente 1,9 trlioni di $ di valore aggiunto.  L’IoT migliorerà i processi di produzione garantendo maggiore personalizzazione, sostenibilità, efficienza, evoluzione adattativa degli impianti e innovazione, ma anche i prodotti e i servizi.

 

Le caratteristiche del Competence Center Triveneto

Il MISE con Industria 4.0 ha messo a disposizione 100 milioni di Euro da dedicare alla costituzione di 7 Competence Center collegati alle Università presenti nelle location selezionate, tra i quali figura il Competence Center del Triveneto. Il 29 settembre 2016, le 9 Università del Triveneto hanno sottoscritto un memorandum of understanding per la creazione di questo Competence Center, capitanato dall’Università degli Studi di Padova e comprendente Università degli Studi di Verona, Ca’ Foscari di Venezia, Iuav (Istituto Universitario di Architettura di Venezia), Università degli Studi di Trento, Libera Università di Bolzano, Università degli Studi di Udine, Università degli Studi di Trieste e Sissa (Scuola superiore di studi avanzati) di Trieste.

Il Competence Center è strutturato in tre laboratori fondamentali: il demonstration lab, il co-desing lab e il transformation lab.

Il demonstration lab è il luogo della awareness, ovvero sensibilizzazione e formazione, sulle tecnologie 4.0: live demo, linee pilota e veri e propri impianti dimostrativi, messi a disposizione da aziende che hanno già tecnologie 4.0 e che si aprono come show room alle PMI non concorrenti.

Il co-design lab è la parte più importante, che prevede il coinvolgimento di imprese, ricercatori e stakeholder. Industria 4.0 non è solo tecnologia e prodotto, ma anche cambiamento di business model. E Co-design lab lavora su progetti di innovazione ad alto trl (technology readiness level, livello di maturità tecnologica). Il ministero ha indicato che il competence center non deve fare ricerca di base, ma trasferimento tecnologico. Quindi bisogna lavorare su progetti non di lunghissimo termine, ma con un respiro di medio termine, che abbiano una ricaduta quasi immediata sull’attività dell’impresa, sia sulla parte tecnologica che sul business model.

Nel transformation lab svolgono un ruolo fondamentale i provider tecnologici, siano o meno interni al Competence Center. Insieme a loro, bisogna tradurre il progetto in un prodotto, in un processo, in un modello di business innovativo presso l’impresa.

Tutti gli atenei coinvolti nel processo metteranno a disposizione le proprie specializzazioni nell’ambito delle SMAC. L’organizzazione non è geografica ma per competenze, che verranno messe a sistema e sfruttate in ottica di ricerca di base: laboratori, live demo, anche con progetti finanziati dalle Regioni, in alcuni caso già partiti. Prevista anche la collaborazione con Confindustria Veneto, e con le strutture territoriali dell’organizzazione imprenditoriale, che sono state coinvolte nella fase di progettazione del progetto.

Iper Ammortamento, Super Ammortamento e Bonus Formazione

Iper Ammortamento, Super Ammortamento e Bonus Formazione

Iper Ammortamento, Super Ammortamento e Bonus Formazione si pongono come gli incentivi fiscali maggiori per gli investimenti produttivi del 2018.


Anche il 2018 si preannuncia particolarmente interessante in termini di agevolazioni per gli investimenti produttivi aziendali.

In primo luogo merita sottolineare che il c.d. Iper Ammortamento, incentivo che sostiene l’acquisto di macchinari e apparati funzionali alla digitalizzazione dei processi produttivi, è stato esteso a tutto il 2018: ciò comporta che le aziende potranno usufruire della maggiorazione del 150% nel computo degli ammortamenti anche per il prossimo esercizio, con la possibilità di portare a conclusione l’investimento, con la consegna del bene e la interconnessione dello stesso, entro il 31 dicembre 2019, purchè entro il 31/12/2018 vi sia stato il pagamento di un acconto almeno pari al 20% del valore dell’investimento.

Il Super Ammortamento, incentivo fiscale che agevola l’acquisto di beni strumentali tradizionali, è stato anch’esso prorogato a tutto il 2018 ma con alcune limitazioni: infatti, l’aliquota è scesa dal 140% al 130% con una restrizione del perimetro dei beni agevolabili come ad esempio i veicoli anche qualora utilizzati come beni strumentali d’impresa. Le aziende avranno tempo di perfezionare l’investimento con la consegna del bene entro il 30/06/2019 purchè entro fine 2018 sia stato versato un acconto almeno pari al 20%.

Novità assoluta è il Bonus Formazione, un nuovo credito d’imposta per l’aggiornamento / istruzione del personale aziendale in attività legate a “Industria 4.0”. In particolare, questo nuovo incentivo, sotto forma di credito d’imposta come succintamente accennato più sopra, verrà riconosciuto con una aliquota del 40% applicata al costo del personale impiegato nelle attività formative con un tetto massimo di 300.000 euro per singola impresa.

Gli ambiti di svolgimento delle attività formative risultano divisi nelle tre categorie di seguito elencate che si articolano in 106 voci distinte:

  • Vendita e marketing
  • Informatica
  • Tecniche e Tecnologie di produzione.
Startup e PMI innovative Circolare n 3696 C del Ministero dello Sviluppo Economico

Startup e PMI innovative Circolare n 3696 C del Ministero dello Sviluppo Economico

Ai fini delle verifiche preventive, effettuate in sede di iscrizione delle imprese nella sezione speciale dedicata alle startup e alle PMI innovative, occorre distinguere due momenti differenti individuati dai commi 2 e 12 dell’art. 25 del D.L. n. 179/2012.

La prima disposizione individua gli elementi genetici che identificano la fattispecie, mentre la seconda indica gli aspetti che devono essere comunicati dalla società ai fini dell’iscrizione della stessa nella sezione speciale. Va da sé che la disposizione di cui al comma 2 si pone come presupposto propedeutico della disposizione di cui al comma 12, vi è quindi un nesso causale  che lega la definizione di società quale startup con la sua iscrivibilità in sezione speciale.

Procedendo con l’analisi dell’art. 25 comma 2, il primo requisito indicato è che la startup sia “società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione”. Il controllo verrà effettuato nella pratica mediante accesso al registro delle imprese e tramite la CONSOB per il requisito della mancata quotazione. Con particolare riguardo alla fattispecie delle PMI la verifica preventiva verterà sul controllo dello status di PMI ai sensi della normativa europea, tale verifica avverrà pertanto sulla base degli indicatori relativi al fatturato anno e al numero degli addetti impiegati.

Per quanto riguarda invece il requisito secondo cui la startup dev’essere costituita da non più di sessanta mesi, il limite temporale è da intendersi non in riferimento alla data di inizio attività o alla data di iscrizione al registro delle imprese, ma bensì alla data di costituzione della società stessa.

Il terzo requisito relativo alla residenzialità, riconosce la possibilità ad una società costituita secondo la giurisdizione di uno dei Paesi dell’Unione o dello SEE e ivi stabilita, di godere del regime startup innovativa secondo la normativa italiana, purché abbia sede operativa o filiale in Italia. Tale verifica verrà effettuata dagli Uffici attraverso la consultazione del registro imprese, che permetterà di capire se vi sono sedi secondarie o unità locali.

Per quanto riguarda invece i requisiti relativi al valore della produzione annua così come l’obbligo di non distribuire gli utili, valgono ovviamente per le società già esistenti e sono oggetto di verifiche partendo rispettivamente dai dati di bilancio e da quanto contenuto nel verbale assembleare di approvazione del bilancio.

Più articolato in termini di controllo è il requisito di cui alla lettera f) riguardo l’oggetto sociale. Innanzitutto si ritiene che tale verifica debba avvenire con esclusione di ogni apprezzamento nel merito valutando secondo coerenza e avendo chiara la finalità della norma, volta a favorire l’imprenditoria innovativa e a creare condizioni sistemiche abilitanti per questo fenomeno.

Nella pratica i criteri utilizzati in sede di controllo riguardano la verifica del requisito sull’innovazione selezionato dalla startup stessa in fase di autocertificazione e la sua coerenza rispetto al requisito di cui al punto h) ossia il possesso di almeno uno dei tre requisiti previsti dalla legge per poter acquisire lo status di startup innovativa.

Altro strumento a disposizione è la descrizione dell’attività fornita sempre in fase di autocertificazione, e il sito web se disponibile. In via residuale, nel caso in cui vi fossero ancora delle incertezze, gli uffici potranno richiedere direttamente alla società un presentation deck per cogliere appieno gli elementi di innovatività del business.

Ultimo aspetto in merito ai controlli propedeutici all’iscrizione in sezione speciale riguarda le startup innovative a vocazione sociale (SIAVS). Per questo tipo particolare di startup occorre infatti verificare la presenza del Documento di Descrizione di Impatto Sociale.

Si dovrà dunque procedere con i controlli necessari, contemperando il profilo innovativo ad alto valore tecnologico dell’oggetto sociale con quello ulteriore e specifico della startup stessa.

Per quanto riguarda invece le verifiche dinamiche, queste hanno lo scopo di garantire la sussistenza dei requisiti anche nel corso dell’attività svolta da parte delle startup.

La prima verifica è quella della perdita fisiologica dei requisiti per decorso del termine massimo fissato dalla norma. In particolare il 18 dicembre 2017 si esaurirà lo speciale regime previsto per le società già esistenti alla data di entrata in vigore della norma, pertanto a partire da tale data le cancellazioni saranno regolate sulla data di iscrizione della società in sezione speciale.

Altra verifica dinamica è quella relativa alla dichiarazione annuale di mantenimento dei requisiti, la cui assenza comporta gli stessi effetti della perdita dei medesimi e cioè la cancellazione dalla sezione speciale. Ne consegue pertanto che gli uffici sono chiamati a riscontrare la coerenza delle dichiarazioni contenute nell’atto di conferma. Chiaramente i requisiti analizzati sono quelli sopraesposti, tuttavia solamente alcuni dovranno essere verificati di volta in volta, è il caso della quotazione, della distribuzione degli utili, del valore annuale della produzione e per le startup innovative a vocazione sociale, del deposito del Documento di Descrizione di Impatto Sociale. Tutti gli altri requisiti si considerano assodati e non sono dunque oggetto di verifiche in itinere.

Le PMI sono soggette alle stesse verifiche dinamiche fin qui esposte, ad esse si aggiunge solamente la verifica annuale dell’esistenza di una certificazione di bilancio, che una volta iscritta la PMI in sezione speciale, diventa a tutti gli effetti una certificazione legale.

Startup e PMI innovative Circolare n 3696 C del Ministero dello Sviluppo Economico

Ricerca e sviluppo le novità della Legge di Bilancio 2017

Ricerca e sviluppo: le novità della Legge di Bilancio 2017

La Legge di Bilancio 2017 introduce alcune modifiche al DL n. 145/2013 che disciplina le attività in materia di ricerca e sviluppo.

Le principali novità riguardano innanzitutto la misura dell’agevolazione riconosciuta, che dal 2017 sarà pari al 50% per tutte le tipologie di spesa sostenute. Viene quindi eliminata la suddivisione tra interventi agevolativi al 50% e al 25%, consentendo una semplificazione dei conteggi soprattutto con riguardo alle spese del personale dedicato alle attività di ricerca e sviluppo che potranno godere indistintamente dell’incentivo pari al 50%.

Con le modifiche contenute nella Legge di Bilancio 2017 viene anche innalzato il limite annuo del credito d’imposta riconosciuto a ciascun beneficiario, che passa dagli attuali 5 milioni a 20 milioni di euro fermo restando il limite minimo di spesa di euro 30.000 euro. Si ricorda che tale ammontare minimo deve in ogni caso eccedere la media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31.12.2015. E in ogni caso è sufficiente che tale soglia sia raggiunta nel singolo periodo d’imposta in relazione al quale l’impresa intende beneficiare dell’agevolazione e  non in tutti i periodi d’imposta potenzialmente agevolabili.

Nel caso in cui l’attività sia avviata nel periodo agevolato, non essendovi alcun pregresso, la quota di spese sarà agevolabile per intero.

Per quanto riguarda l’ambito soggettivo si segnala che la Legge di Bilancio 2017 ha accolto alcuni dei chiarimenti forniti dall’Agenzia delle Entrate, riconoscendo il credito d’imposta non solo a tutte le imprese residenti nel territorio, ma anche alle stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di imprese non residenti. Rientrano inoltre gli enti non commerciali con riferimento all’attività commerciale, le imprese agricole, i consorzi e le reti di imprese. Rimangono esclusi i soggetti sottoposti a procedure concorsuali non finalizzate alla continuazione dell’attività economica, come solitamente avviene nel caso del fallimento e della liquidazione coatta.

Per quanto attiene il profilo oggettivo non si rileva alcuna novità a seguito della Legge di Bilancio 2017, le attività di ricerca e sviluppo ammissibili rimangono dunque le attività di ricerca fondamentale, ricerca industriale e sviluppo sperimentale tra cui rientra la produzione e collaudo di prodotti, processi e servizi. A riguardo l’Agenzia delle Entrate ha avuto modo di precisare che l’attività di ricerca e sviluppo può essere svolta anche in ambiti diversi da quelli scientifico tecnologico, purché finalizzate all’acquisizione di nuove conoscenze e all’accrescimento di quelle esistenti per nuove applicazioni. Non rientrano certamente nell’ambito delle attività di ricerca e sviluppo, le modifiche ordinarie e periodiche che non comportino cambiamenti o miglioramenti significativi di prodotti e di processi.

L’Agenzia delle Entrate precisa che l’agevolazione è cumulabile con altri incentivi nel limite massimo del costo ammissibile.

 

Infine la Legge di Bilancio 2017 ha prorogato di un anno la durata del credito d’imposta estendendo l’agevolazione fino al 31 dicembre 2020.

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Il rating di legalità: nuovo regolamento e vantaggi per le imprese

Negli ultimi anni le imprese tendono sempre più a coniugare gli aspetti reddituali ed economici con i principi dell’etica aziendale, della legalità e della trasparenza.

In questo contesto si è mosso il legislatore al fine di offrire un adeguato riconoscimento alle imprese che spontaneamente decidano di orientarsi verso il raggiungimento di questi obiettivi, soprattutto nell’ambito del rispetto della legge al fine di arginare il fenomeno della cd. Corporate criminality. Per questa ragione nel 2012 il legislatore ha introdotto nel nostro ordinamento uno strumento specificatamente destinato al rispetto di prerogative di conformità alle leggi, vale a dire il rating di legalità.

Esso è destinato alle imprese che rispettino i requisiti individuati dallo stesso Regolamento n. 24075, in vigore dal 2 gennaio 2013, che ne definisce gli elemento fondamentali.

Il rating può variare in un range e viene attribuito dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) sulla base delle dichiarazioni presentate dalle aziende.

La valutazione avviene sulla base di diversi parametri e requisiti e afferiscono sia alle persone giuridiche richiedenti il rating che alle persone fisiche ad esse appartenenti.

Ai fini dell’accesso al rating, oltre che la necessaria assenza di condanne e di provvedimenti di accertamento in relazione all’impresa richiedente, altri elementi rilevanti sono rappresentati dall’utilizzo di strumenti finanziari tracciabili per importi superiori alla soglia di legge, nonché dall’assenza di provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici e di comunicazioni antimafia interdittive in corso di validità. Il Regolamento consente di incrementare il punteggio base, a condizione che siano rispettati ulteriori requisiti premiali tra cui l’aver denunciato all’autorità giudiziaria uno dei reati previsti dal Regolamento AGCM.

Uno dei maggiori benefici connessi al rating sta nella possibilità di avere più facilmente accesso al credito bancario. Nell’ambito, infatti, della loro attività, le banche devono tener conto del rating di legalità e definire i riflessi che lo stesso ha sui tempi e i costi dei procedimenti di istruttoria.

Il Regolamento in questione ha previsto un meccanismo di monitoraggio continuo di tali dinamiche.

Un’attenzione particolare è stata data al rating di legalità anche “in sede di concessione di finanziamenti da parte di pubbliche amministrazioni”, stabilendo che le imprese che ne sono in possesso possono beneficiare di un sistema di premialità, il quale dipende dalla natura, entità e finalità del finanziamento, nonché i destinatari e la procedura per l’erogazione. Nell’ambito delle procedure di appalto e concessioni particolare importanza viene data anche ai parametri di tipo qualitativo e reputazionale.

Pur trattandosi di uno strumento di recente introduzione, il rating di legalità ha subito diverse modifiche che perseguono l’obiettivo di rendere più efficace il controllo esercitato in sede di conferimento del rating e di aumentare il livello di legalità richiesto alle imprese.

La diffusione di questo strumento presso le aziende ha conosciuto, negli anni, un incremento molto sostenuto, anche grazie a una maggiore consapevolezza dei benefici. Le richieste intervenute tra il 2014 e il 2015 sono infatti triplicate, trend confermato anche nel 2016.

Infine, per quanto riguarda l’aspetto pratico, l’impresa, al fine di ottenere il rating di legalità, è tenuta a compilare e presentare all’AGCM l’apposito Formulario reperibile sul sito dell’Autorità che si compone di una parte relativa ai dati dell’azienda, ai requisiti per l’attribuzione del rating e alle dichiarazioni relative alla determinazione del punteggio.

Il Formulario è trasmesso via pec all’AGCM che delibera l’attribuzione del rating entro 60 giorni dalla ricezione della domanda, salvo diversa disposizione di proroga. La domanda sarà inviata all’ANAC, al Ministero di Giustizia e al Ministero dell’Interno per eventuali osservazioni.

Il rating ha durata biennale e può essere rinnovato, salvo il permanere dei requisiti che hanno contribuito all’attribuzione del rating. In caso contrario l’AGCM potrà procede con una riduzione del punteggio o con la revoca del rating stesso.

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Agenzia delle entrate: Risoluzione n. 66/E del 3 agosto 2016

L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione n. 66/E dello scorso agosto ha fornito importanti chiarimenti in merito al calcolo dell’agevolazione fiscale di cui all’art. 3 del D.L. 145/2013, ovvero il credito d’imposta a favore delle imprese che investono in attività di ricerca e sviluppo.

Come è noto, tale agevolazione, è calcolata secondo il metodo incrementale, ovverosia sull’investimento realizzato in eccedenza rispetto a quello medio effettuato nei tre periodi di imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Nello specifico, l’istante aveva chiesto all’Agenzia di chiarire:

- la corretta valorizzazione dei costi rilevanti ai fini della determinazione dell’agevolazione sia con riferimento al periodo d’imposta per il quale si intende fruire dell’agevolazione, sia ai periodi d’imposta rilevanti per il calcolo della media di riferimento, ovverosia capire se detti costi debbano essere assunti al lordo o al netto dei contributi comunitari ricevuti;

- la corretta imputazione dei costi ai periodi d’imposta rilevanti ai fini del calcolo dell’agevolazione.

L’Agenzia ha fin da subito chiarito come l’agevolazione in oggetto riconosca a tutte le imprese che effettuano investimenti in attività di ricerca e sviluppo, a decorrere dal periodo d’imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2014 e fino a quello in corso al 31 dicembre 2019, un credito d’imposta per investimenti in eccedenza rispetto alla media dei medesimi investimenti realizzati nei tre periodi d’imposta precedenti a quello in corso al 31 dicembre 2015.

Per quanto riguarda le valorizzazioni dei costi di ricerca e sviluppo, gli stessi vanno assunti al lordo di altri contributi pubblici o agevolazioni ricevuti sui medesimi costi.

L’imputazione degli investimenti in ricerca e sviluppo ad uno dei periodi di imposta di vigenza dell’agevolazione e ai singoli periodi rilevanti per il calcolo della media avviene secondo le regole generali di competenza fiscale.

Al fine di garantire l’omogeneità dei valori comparati, i criteri adottati per l’individuazione e il computo degli investimenti ammissibili all’agevolazione valgono anche per l’individuazione degli investimenti degli esercizi precedenti da assumere ai fini del raffronto.

Dunque, con riferimento ai quesiti sopra riportati, l’Agenzia afferma che ai fini del calcolo dell’agevolazione, l’istante deve raggruppare tutti gli investimenti ammissibili per categoria assumendo, quale costo rilevante, il costo di competenza del periodo per il quale intende fruire del beneficio al lordo della parte di contributo ricevuto con riferimento al medesimo costo, anche nel caso in cui il contributo sia pari all’intero costo.

Per quanto riguarda i criteri di imputazione temporale dei costi, con particolare riferimento ai costi del personale altamente qualificato, la circolare 5/E del 2016 ha precisato che è eleggibile il costo aziendale di competenza dell’esercizio relativo ai rapporti di lavoro e alle collaborazioni, sostenuto in rapporto all’effettivo impiego dei medesimi lavoratori nelle attività di ricerca e sviluppo, adeguatamente documentato. Pertanto rileva il costo aziendale di competenza sostenuto per il personale altamente qualificato relativo all’effettivo impiego di tali lavoratori in attività di ricerca e sviluppo.

Start-Up Innovative Incentivi 2016

Start-Up Innovative: Incentivi 2016

Con l’art. 29 del D.L. 179/2012 sono state autorizzate dalla Commissione UE delle agevolazioni per gli investimenti nelle start-up innovative limitatamente ai periodi d’imposta relativi al triennio 2013-2015. Il periodo d’imposta 2016 non era stato oggetto di valutazione a livello comunitario tuttavia affinché l’agevolazione trovasse applicazione anche in tale periodo, risultava necessaria un’ulteriore autorizzazione da parte della Commissione Ue sopraggiunta con la decisione del 14.12.2015 che ha ampliato il perimetro entro cui poter usufruire dei benefici fiscali. Tra le novità rispetto alla precedente disciplina vi è l’aumento da 2,5 a 15 milioni di euro dell’ammontare complessivo dei conferimenti ammissibili per ciascuna start-up innovativa e l’aumento da 2 a 3 anni del periodo obbligatorio di durata dell’investimento.

Sono agevolati i conferimenti in denaro iscritti alla voce capitale sociale e riserva da sovrapprezzo, i conferimenti derivanti dalla conversione di obbligazioni e gli investimenti in quote degli Oicr, effettuati sia in sede di costituzione della start-up innovativa sia in sede di aumento del capitale sociale. Anche con riguardo alle start-up innovative non residenti che esercitano nel territorio dello stato un’attività d’impresa mediante una stabile organizzazione, le agevolazioni spettano limitatamente alla parte corrispondente agli incrementi del fondo di dotazione delle stesse stabili organizzazioni. Rimangono esclusi dall’agevolazione gli investimenti effettuati in start-up innovative che operano nel settore navale, dell’acciaio o del carbone o che si qualificano come “imprese in difficoltà”.

Per quanto riguarda gli incentivi fiscali, per i soggetti passivi Irpef il beneficio consiste in una detrazione dall’imposta lorda pari al 19% dei conferimenti effettuati nel limite complessivo di 500 mila euro; per i soggetti Ires invece il beneficio consiste in una deduzione dal reddito imponibile pari al 20% dei conferimenti rilevanti effettuati per un importo non superiore a 1,8 milioni.

Per le start-up innovative sociali e per quelle appartenenti al settore energetico la detrazione è elevata rispettivamente al 25% per i soggetti Irpef e al 27% per i soggetti Ires.

Il diritto all’agevolazione decade se entro 3 anni dalla data in cui rileva l’investimento si verifica la cessione delle partecipazioni ricevute in cambio degli investimenti, la riduzione del capitale sociale o la ripartizione delle riserve, il recesso o l’esclusione degli investitori o la perdita di uno dei requisiti richiesti per la qualifica della start-up innovativa.

Start up innovative

Start up innovative

Al fine di promuovere la crescita sostenibile, lo sviluppo tecnologico e l’occupazione, il Governo si è impegnato nella messa in opera di una normativa organica volta a favorire la nascita e la crescita dimensionale di nuove imprese innovative ad alto valore tecnologico.

Tale disciplina, tuttavia, si applica alle imprese che operano nel campo dell’innovazione tecnologica.

Innanzitutto, si deve trattare di società costituita nella forma di società di capitali, anche in forma cooperativa, le cui azioni o quote rappresentative del capitale sociale non siano quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione e che siano in possesso dei seguenti requisiti:

  • Maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto nell’assemblea ordinaria detenuto da persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi;
  • essere costituita da non più di 60 mesi, ossia 5 anni. Con il parere n. 155183 del 3 settembre 2015, il Mise ha chiarito che può riconoscersi il requisito costitutivo anche alla S.r.l. già costituita, che si renda affittuaria di un’azienda;
  • avere la sede principale in Italia, o in altro Paese membro dell’Unione europea o in Stati aderenti all’Accordo sullo spazio economico europeo, purché abbiano una sede produttiva o una filiale in Italia;
  • a partire dal secondo anno di attività il totale del valore della produzione annua non deve essere superiore a 5 milioni di euro;
  • non aver distribuito utili e non distribuire utili;
  • avere come oggetto sociale esclusivo o prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  • non essere costituite da fusione, scissione societaria o a seguito di cessione d’azienda o di ramo d’azienda;
  • possedere almeno uno dei seguenti tre criteri:
    • almeno il 15% del maggiore tra fatturato e costi annui è ascrivibile ad attività di ricerca e sviluppo. Con il parere n. 155175 del 3 settembre 2015, il Mise ha chiarito che rientrano tra dette spese anche quelle in immobilizzazioni immateriali, con l’unica esclusione delle spese in immobili;
    • la forza lavoro complessiva è costituita per almeno 1/3 da dottorandi, dottori di ricerca o ricercatori, oppure per almeno 2/3 da soci o collaboratori a qualsiasi titolo in possesso di laurea magistrale. Con il parere n. 155486 del 4 settembre 2015 il Mise ha chiarito che rientrano nella definizione di “collaboratori”, anche i soci amministratori impiegati anche nella società, in qualità di soci lavoratori o con altro titolo. Diversamente, se tali amministratori sono dei meri organi sociali, non essendo impiegati nella società, tale condizione non appare verificata.
    • l’impresa è titolare, depositaria e licenziataria di un brevetto registrato (privativa industriale) oppure titolare di un programma per elaboratore originario registrato. Sempre con il parere sopra citato viene chiarito altresì che qualora la società abbia già depositato formalmente il brevetto, anche se ancora in attesa di registrazione, appare verificato il requisito dell’”essere depositaria” ed, in quanto tale, ascrivibile nella sezione speciale del Registro delle imprese. Diversamente, non può considerarsi ricompreso nell’ambito oggettivo il marchio.

Il rappresentante legale della start up deve infine, entro trenta giorni dalla data di approvazione del bilancio, deve attestare il mantenimento dei requisiti per essere iscritti tra le start up innovative

Qualora la società rispetti tutti i requisiti beneficia di alcune agevolazioni.

Le start up, infatti, possono redigere l’atto costitutivo e le successive modifiche mediante un modello standard adottato con decreto dal Ministero dello Sviluppo Economico facendo ricorso alla firma digitale (non ancora in vigore). Le stesse sono esonerate dal pagamento dei diritti camerali e dall’imposta di bollo come chiarito dalla Circolare dell’Agenzia delle Entrate n. 16/E del 11 giugno 2014.

Per quanto concerne la natura delle società, una deroga di rilievo, rispetto alla disciplina ordinaria, viene riconosciuta in caso di start up costituita nella forma di S.r.l.. E’prevista la possibilità di creare categorie di quote dotate di diritti particolari; la possibilità di effettuare delle operazioni sulle proprie quote; la possibilità di emettere strumenti finanziari partecipativi; l’offerta al pubblico di quote di capitale. In caso di perdite sistematiche le start up godono di una moratoria per il ripianamento delle stesse che può avvenire fino al secondo esercizio successivo. La start up non è nemmeno tenuta ad effettuare il test di operatività per verificare lo status di società non operativa.

In tema di imposte indirette ed in particolare con riferimento all’IVA, viene riconosciuta una vistosa deroga alla disciplina ordinaria, prevedendo l’esonero dall’obbligo di apposizione del visto per la compensazione dei crediti IVA fino a € 50’000,00, anziché 15’000,00.

In tema di lavoro, invece, la start up può assumere personale con contratto a tempo determinato della durata minima di 6 mesi e massima di 36 mesi. Fatto salvo un minimo tabellare, è possibile stabilire, oltre alla remunerazione fissa, una parte flessibile (per esempio la parte variabile può consistere in trattamenti collegati all’efficienza o alla produttività del lavoratore) ed è altresì possibile remunerare i propri collaboratori attraverso strumenti di partecipazione al capitale (come le stock option). Per quanto concerne gli investitori è prevista una detrazione IRPEF per le persone fisiche del 19% dell’investimento fino ad un massimo investito pari ad € 500mila e una deduzione IRES per le persone giuridiche pari al 20% fino ad un massimo di € 1,8 milioni. Tali agevolazioni spettano sia in caso di investimento diretto sia in caso di investimento tramite OICR o altre società che investono in start up. Il beneficio fiscale è sicuramente più rilevante quando si investe in start up a vocazione sociale (enti che operano in particolari settori, individuati nel Decreto Legislativo 155/2006: tra questi l’ assistenza sociale, l’assistenza sanitaria, l’istruzione e formazione, la tutela dell’ambiente e dell’ecosistema, la valorizzazione del patrimonio culturale) e quelle che sviluppano e commercializzano prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico in ambito energetico (detrazione IRPEF pari al 25%; deduzione IRES pari a al 27%). Sempre in tema di fondi per le start up è stato esteso anche nei confronti di questi enti l’accesso al Fondo garanzia per le Piccole e Medie imprese. Si tratta di un fondo pubblico che facilita l’accesso al credito attraverso la concessione di garanzie sui prestiti bancari. Tale garanzia copre fino all’80% del credito erogato dalla banca alle start up e fino ad un massimo di 2,5 milioni. Le stesse start up, inoltre, possono avviare campagne di raccolta di capitale diffuso attraverso portali online autorizzati: c.d. crowfunding; lo stesso può essere fatto dagli OICR o altre società che investono prevalentemente in start up permettendo la diversificazione di portafoglio e la riduzione del rischio per l’investitore retail.

In tema di internazionalizzazione, invece, l’Agenzia ICE (Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane) offre sostegno nei confronti delle start up ed in particolare offre l’assistenza in materia normativa, societaria, fiscale, immobiliare, contrattualistica e creditizia, nonché l’ospitalità a titolo gratuito alle principali fiere e manifestazioni internazionali. E’ stata altresì autorizzata l’emissione della “Carta Servizi Start up” che dà diritto ad uno sconto del 30% sulle tariffe dei Servizi di assistenza erogati dall’Agenzia.

Infine, sempre per aiutare le start up è stato previsto il “fail-fast” , sottraendo le start up innovative alla disciplina del fallimento e permettendo all’imprenditore di ripartire con un nuovo progetto imprenditoriale in modo più semplice e veloce affrontando più agevolmente il procedimento liquidatorio.